Cantieri Navali Megaride, contenzioso con Arpav: "Chiediamo giustizia"

Il presidente Luigi Izzo: "Contenzioso assurdo, l’ente della regione Veneto sta cercando di affossare un’impresa privata nazionale coercitivamente e senza alcuna giusta causa, fuori da ogni correttezza commerciale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

“Siamo un cantiere di esperienza decennale che da sempre costruisce e ripara navi con successo ed è la prima volta che ci imbattiamo in un contenzioso assurdo come questo con l’Arpav. Ne siamo assolutamente esterrefatti. In una crisi economica così grave l’ente della regione Veneto sta cercando di affossare un’impresa privata nazionale coercitivamente e senza alcuna giusta causa, fuori da ogni correttezza commerciale” dichiara Luigi Izzo, presidente della Cantieri Navali Megaride alla vigilia della convocazione del tribunale di Padova.

I FATTI. Nel 2009 l’Arpav (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Veneto) decide la costruzione di un battello oceanografico (leggasi scientifico) di rilevamento dell’ambiente marino nelle acque di sua competenza. Indice una regolare gara del valore di circa 1.500mila euro, a cui partecipano tra altri i Cantieri Navali Megaride, che si aggiudicano l’appalto.

Partono i lavori e, come avviene in tutte le costruzioni con finalità scientifiche, in corso d’opera vengono via via indicate alcune modifiche strutturali dai ricercatori del committente, al fine di ottimizzare le prestazioni scientifiche dell’imbarcazione, condizionando alcune caratteristiche tra cui, per l’appesantimento dello scafo, la velocità di crociera, livellandola a quella media delle imbarcazioni di uguale tipologia, invece degli iniziali 18 nodi più adatti ad una velocità diportistica. Travolto dalle vicende scissionistiche della politica nazionale, si verifica un tormentato avvicendamento ai vertici dell’Ente appaltatore del battello. Sotto una raffica di polemiche ed accuse tra contendenti politici, viene coinvolto e messo all’indice anche il battello oceanografico ormai in avanzato stato di costruzione.

Da qui una serie di azioni forzose della neodirigenza dell’Arpav, mirate a respingere e a non pagare l’appalto ai Cantieri Navali Megaride, che intanto avevano completato la costruzione della struttura della nave ed attendevano il collaudo finale con il cliente Arpav. L’Arpav, tardivamente e sotto la richiesta dei pagamenti dovuti al cantiere, decide di convocare il presidente Luigi Izzo e comunicargli ufficialmente l’indisponibilità ad acquisire la nave, proponendogli di acquistarla esso stesso o di provvederne alla vendita. L’irricevibile proposta è respinta dal presidente: la costruzione su misura è di difficile collocazione sul mercato e l’esposizione economica della azienda, in termini di acquisto di materiali e manodopera ed il costo delle fideiussioni a garanzia obbligatoria, in una crisi così difficile non lasciano margini per attività commerciali diverse da quelle del cantiere di costruzione e riparazione navale su commesse.

Ciò nonostante, pur di togliere qualsiasi contenzioso che ha un costo pesante per l’impresa privata, il cantiere riesce a trovare un compratore disposto a dilazionarne il pagamento, ma che l’Arpav respinge senza neanche un incontro preliminare adducendo di volere l’intero importo tutto e subito. Intanto, l’Arpav perseverando nell’intenzione di non pagare la commessa ai cantieri Megaride, effettua persino una segnalazione all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti pubblici, non essendo riuscita ad ottenere, dietro semplice richiesta agli istituti assicurativi del cantiere, il pagamento risolutivo a titolo risarcitorio di quanto unilateralmente ha deciso di non acquistare più, pur avendolo fatto costruire, mettendo coartatamente a repentaglio lavoro e reddito di circa un centinaio di famiglie operaie napoletane.

I Cantieri Navali Megaride chiedono che gli organi competenti le rendano giustizia e richiamino alla giusta misura il comportamento dell’ente, che finora ha arrogantemente usato come arma lo strumento della burocrazia per imporre decisioni inaccettabili per qualsiasi impresa privata, rendendo inaffidabile la credibilità stessa degli enti pubblici nei confronti delle aziende private, che ogni giorno si espongono ed affrontano il mercato per salvaguardare lavoro ed occupazione nonostante la forte crisi economica, assumendosi con responsabilità, onestà e trasparenza il compito della sopravvivenza.

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