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Giovedì, 7 Luglio 2022
Economia

Caro energia, per le imprese padovane costi record: spenderanno 674 milioni di euro nel 2022

A parità di consumi col 2019, le imprese padovane si troveranno a pagare in bolletta 530 milioni di euro in più per elettricità e gas

Il caro energia incombe su imprese e consumatori: il Pun (Prezzo Unico Nazionale) dell’energia elettrica a gennaio 2022 è di circa quattro volte il livello di un anno prima, mentre i prezzi del gas naturale non sono meno fuori controllo: quello del TTF - il Title Transfer Facility punto di scambio virtuale dei Paesi Bassi, mercato del gas naturale di riferimento per il mercato europeo - è sei volte rispetto a un anno prima. Ma come si traducono questi aumenti nel complesso per le imprese del territorio?

674 milioni di euro

Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, considerando gli impieghi di energia elettrica e gas del 2019 e ipotizzando che nel 2022 tornino allo stesso livello medio, è arrivata a stimare un costo dell’energia per le imprese della provincia pari a 674 milioni, vale a dire 4,6 volte i 146 milioni di euro del 2019, con un aggravio di quasi 530.

Piccole imprese

Ma la situazione è particolarmente grave per le piccole imprese, che hanno un minor peso contrattuale rispetto alle grandi. Basti ricordare che nel primo semestre 2021 le piccole hanno pagato in media 158 euro per megawattora di elettricità contro i 90 euro delle grandi (vale a dire il 76% in più). E 54 euro contro 23 euro per il gas (ovvero il 133% in più). Distanze enormi, che spiegano quanto l’impatto sia devastante per le aziende dalle dimensioni più ridotte, che non hanno modo di sottoscrivere contratti pluriennali alle condizioni agevolate disponibili per i giganti del mercato. Quelle citate, peraltro, sono medie. Ci sono numeri persino più drammatici che è possibile citare: la media del costo di dicembre a megawattora ha superato i 291 euro, un anno fa eravamo a 54 euro. Quindi l’aumento è del 540%.

Confapi

Osserva Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova: «Se non saranno attuate iniziative di correzioni i problemi saranno seri. E lo saranno per tutti, perché se le aziende sono le prime a pagarne le conseguenze, i costi poi per forza dovranno scaricarsi da qualche parte, con ovvie ripercussioni sugli utenti finali. Le statistiche sui costi di produzione in Europa parlano di una salita del 23,7% tra ottobre 2020 e 2021, ma è un incremento destinato ad assumere proporzioni ben più imponenti con i prossimi aggiornamenti. E iI punto è che i semplici privati possono fare poco, questa è una questione che può essere affrontata solo dagli Stati e dalla comunità europea: serve una svolta nelle politiche di approvvigionamento e serve che l’Europa faccia pesare il suo ruolo nei confronti di Stati Uniti e Russia. Ma occorre anche che fornitori di gas ed energia mostrino quel senso di responsabilità che sin qui è mancato tenendo i prezzi sotto controllo prima che la corda, troppo tirata, si rompa. Da imprenditori siamo molto preoccupati: speriamo che non si arrivi a bloccare le attività, ma molto dipende dai singoli settori. Il perché si sia arrivati qui contempla una serie di concause, ma quello che più fa male è il peso della speculazione finanziaria: se le grandi fonti di energia sono di proprietà di imprese quotate nelle varie borse mondiali, appena aumenta la richiesta cercheranno di far salire i prezzi per arricchirsi. L’economia mondiale funziona così, ma umilia il lavoro vero. E tuttavia è un fenomeno che passa sopra le nostre teste».

Fulvio Fontini

A riguardo, le cause degli aumenti sono, per l’appunto, diverse e complesse. Per provare a fare chiarezza, Fabbrica Padova ha sentito l’illustre parere del professor Fulvio Fontini, docente di Economia energetica e ambientale al Dipartimento di scienze economiche e aziendali “Marco Fanno” dell’Università di Padova. Nel conto entrano la ripresa economica mondiale “disallineata” tra le varie regioni del mondo e l’eccesso di richiesta, la speculazione finanziaria citata dal presidente Valerio, il quadro geopolitico con le forti tensioni tra Russia e Ucraina, oltre alle politiche legate alla decarbonizzazione e al conseguente aumento dei prezzi per l’acquisto delle quote di emissione di CO2, dovuto alla strategia europea che punta a tagliare le emissioni nette di gas serra del 55% entro il 2030. Significative le previsioni per il futuro: «Non possiamo dire quale sarà il prezzo medio di corrente elettrica e gas, questo no», rimarca il professor Fontini. «Quello che possiamo dire è che probabilmente l’era dell’energia a basso prezzo è passata, e che ci sarà un assestamento a un livello più basso di quello attuale. Ma il punto è che ci sarà una sempre crescente volatilità dei prezzi e un crescente fattore di rischio, con prezzi decisamente più volatili. E quindi con andamenti magari più lenti nelle dinamiche settimanali e mensili del gas e più veloci in quello elettrico, ma in cui, in sostanza, la figura dell’energy manager delle imprese è destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante accanto al Ceo. Ecco, la prossima frontiera dell’organizzazione delle imprese sarà quella di gestire i rischi energetico-climatici. Ma è logico che le aziende non potranno farlo da sole, questo no. Ed ecco che allora il ragionamento da fare si amplia toccando le politiche di aggregazione, le energy communities, e gli enti intermedi che si occupano dell’efficientamento».

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