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Caso Parmalat-Lactalis, Coldiretti: “Servono garanzie sul vero latte italiano”

Il presidente Calaon ricorda che sono stranieri 3 litri di latte su 4. L'invito dell'associazione di categoria a rendere pubblici i dati delle importazioni. A Padova il settore conta almeno un migliaio di allevatori, con una produzione annua di oltre 2 milioni e mezzo di quintali di latte

Il caso Parlamat–Lactalis riaccende i riflettori su un aspetto poco noto ai consumatori, convinti di acquistare prodotti agroalimentari italiani scegliendo grandi marchi di casa nostra. Invece ben tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro venduti in Italia con i colori del made in Italy sono in realtà già stranieri senza indicazioni per il consumatore, come pure il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle sugli scaffali”.

Lo afferma Coldiretti Padova osservando come anche nell’operazione Parmalat sia necessario mettere in campo concrete garanzie a difesa del latte italiano, del suo prezzo e degli elevati standard di qualità raggiunti.

“Complessivamente in Italia – ricorda Marco Calaon, presidente di Coldiretti Padova - sono arrivati in un anno 9 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) utilizzati in latte a lunga conservazione, latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori italiani e a danno degli allevatori perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta.
 
Nemmeno la nostra provincia ne è indenne, nonostante la significativa presenza di allevamenti nell’Alta Padovana, impegnati prevalentemente nella produzione di formaggi a marchio Dop”. A Padova il settore conta almeno un migliaio di allevatori, circa 40 mila vacche da latte e una produzione annua di oltre 2 milioni e mezzo di quintali di latte per un valore commerciale che sfiora i 100 milioni di euro.

“È prioritario un progetto industriale che valorizzi veramente il latte e la zootecnia italiana - prosegue Calaon – e si impegni su un made in Italy che dietro il marchio contenga veramente materie prime nazionali. Ma è anche determinante rendere pubblici i dati relativi alle ditte di destinazione delle importazioni di latte dall’estero e rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine territoriale del latte a lunga conservazione e di quello impiegato per le produzioni casearie, come peraltro previsto dalla legge approvata all’unanimità dal Parlamento all’inizio dell’anno”.
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