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Patrizio Bertin, presidente Ascom Padova

Patrizio Bertin, presidente Ascom Padova

Centro commerciale Due Carrare, Ascom incontra il sindaco: "Spazi di manovra assenti"

Martedì mattina l'incontro tra Patrizio Bertin e il primo cittadino Davide Moro

La notizia cattiva, come spiega Ascom Padova,  era messa nel conto: gli spazi di manovra sono praticamente assenti perché le autorizzazioni fanno data fin dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso. Quella buona è che il sindaco di Due Carrare, località della provincia padovana dove dovrebbe sorgere il mega centro commerciale di 32 mila metri quadrati, non farà sconti: vuole un progetto dettagliato che non lasci zone d’ombra.

LAVORI. “Tradotto – spiega il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin, che martedì mattina, con il direttore Otello Vendramin, ha incontrato il sindaco Davide Moro ed il suo vice Andrea Rosina – significa che prima di 24/48 mesi non si parlerà di avvio dei lavori per il centro commerciale”.

STRATEGIA. C’è dunque un po’ di tempo per affinare una strategia che per l’Ascom è chiara: impedire che il centro commerciale distrugga territorio e commercio di vicinato avviando, peraltro, un “domino” di cannibalizzazione degli stessi centri che è già in atto non solo negli Stati Uniti ma anche qui in Italia, Lombardia in primis e Veneto a ruota.

IMPEDIRE CHE IL CENTRO POSSA NASCERE. “Al sindaco Moro – ha proseguito Bertin – abbiamo confermato che tutte le occasioni saranno buone per impedire che il centro possa nascere non disdegnando di mettere in moratoria chi sta dietro a questo scempio bello e buono. Il riferimento è chiaro: dalla società Deda, proprietaria del terreno e che, costruendo il centro, soddisferebbe il suo obiettivo immobiliare, al fondo Orion European Real Estate che sta investendo nel settore sfruttando i denari che, guarda caso, provengono anche da questo territorio".

TRASPARENZA. “Chi investe in fondi – continua il presidente dell’Ascom – guarda giustamente alla remunerazione degli stessi. Ma perché non offrire alle famiglie che investono anche delle indicazioni su dove quei soldi finiscono per essere investiti? E aggiungo: non sarebbe più corretto che questi stessi fondi di investimento, nel loro bilancio sociale, offrissero anche una specifica “territoriale” dei loro investimenti? Sarebbe una scelta di trasparenza che avrebbe il beneficio di evitare che soldi di un territorio potessero, in ultima analisi, persino danneggiarlo”.

CRISI. Lecito chiedersi: ma la crisi ha lasciato soldi alle famiglie padovane? Paradossalmente la crisi di questi anni ha aumentato gli stock delle disponibilità. Se infatti alla fine del 2015 i depositi bancari ammontavano, nella nostra provincia, a 21,5 miliardi, un anno dopo erano saliti a 23 miliardi. Nel Veneto, addirittura, si è passati da 130,8 a 141,2 miliardi.

FONDI. "A parte il fatto – aggiunge Bertin – che un aumento dei depositi significa, purtroppo, una contrazione degli investimenti (dovuta essenzialmente alla prudenza nei confronti di un futuro che ai più appare ancora nebuloso), è abbastanza chiaro che questa massa di soldi va investita ed i fondi sono l’approdo piuttosto naturale perché sono quelli che riescono a remunerare meglio il denaro. Chiedo: cosa potrebbe succedere se il nostro “tam-tam” mettesse in cattiva luce il fondo in questione?”

A MALI ESTREMI. Bertin, in altri termini, sembra dire: “A mali estremi, estremi rimedi”, non solo “classici” come possono essere i presidi ed i controlli “certosini” sulla regolarità dei lavori, ma anche “innovativi” come può essere il “raccontare” i percorsi del denaro. “La battaglia si presenta durissima – ha concluso Bertin – e vincerla non sarà facile nonostante lo stallo al quale abbiamo costretto il progetto duri da ben 23 anni ed il sindaco di Due Carrare, questa mattina, si sia dimostrato disponibile a fare in modo che il “drago” (come l’ho chiamato nei giorni scorsi) non si risvegli. Malauguratamente amministrazioni precedenti hanno permesso che si potesse pensare all’area in fronte al Castello del Catajo come ad un luogo per una bassa “macelleria ambientale e culturale” in cambio poi di cosa? Di tasse e di ipotetici servizi che non suppliranno mai alla cementificazione di un angolo stupendo del nostro territorio e ad una desertificazione ai danni di un commercio di vicinato che oltre che presidio sociale è anche presidio contro il degrado”.

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