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Cia: in provincia servono subito 3mila stagionali per le raccolte

Piselli di Baone, lattuga, cicoria, coste: inizia il periodo clou. «Agli stranieri venga consentito di osservare la quarantena nei campi, dove non c’è nessun rischio di assembramenti»

«In provincia servono subito 3mila lavoratori stagionali, molti dei quali tradizionalmente provengono dall’est Europa, per la raccolta di fragole, lattuga, cicorie, coste, dei famosi piselli (“bisi”) di Baone e, in generale, colture in serra». Con i blocchi delle frontiere ancora attivi, sottolinea Cia Padova, il rischio è che i nostri imprenditori agricoli si trovino senza manodopera fra un paio di settimane, quando inizierà il periodo clou.

Risolvere il problema

Non viene nemmeno presa in considerazione l’alternativa di lasciare i prodotti nei campi per mancanza di forza-lavoro, a maggior ragione in questa congiuntura di pandemia: non ci si può permettere di sprecare nulla. «Porremo la questione nelle sedi opportune – precisa il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini – Il Governo deve intervenire per risolvere tale problema. Una soluzione immediatamente attuabile è il rispetto della quarantena nei campi (cosiddetta quarantena attiva): allo straniero che entra in Italia per lavorare nel settore dell’agricoltura venga cioè permesso di osservare i canonici quattordici giorni di isolamento in aperta campagna». Negli appezzamenti agricoli, infatti, è possibile garantire il distanziamento, non vi è alcun pericolo di contagio. Impossibile, in altri termini, che si creino degli assembramenti.

Voucher semplificati

Fra le altre proposte sul tavolo, la reintroduzione dei voucher semplificati agricoli. «Così facendo – prosegue - consentiremmo lo svolgimento dei lavori da parte di studenti, disoccupati, pensionati e stagionali di altri comparti che attualmente sono privi di un’entrata fissa». Poter regolarizzare mediante voucher ad hoc la loro prestazione d’opera in agricoltura può rappresentare un’utile integrazione al reddito e, nel contempo, una risorsa importante per la continuità delle produzioni. «Stiamo attraversando un contesto di oggettiva difficoltà – analizza il direttore - non dobbiamo lasciare nulla di intentato. Serve una visione ampia e uno snellimento delle pratiche burocratiche al fine di mandare avanti il comparto, che ricordiamo è strategico per la collettività.Adesso più che mai occorre privilegiare le nostre tipicità al fine di far ripartire l’economia locale e favorire la filiera agroalimentare made in Italy. Non sempre il singolo imprenditore agricolo è in grado di garantire la raccolta, servono braccia dedicate nelle stagioni primaverile ed estiva – conclude - Peraltro si tratta di operazioni che vanno compiute rigorosamente a mano, non esistono macchinari ad hoc: portiamo avanti un servizio essenziale a beneficio della comunità».

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