Agriturismi, sui Colli zero pernottamenti. Con pranzi e cene si lavora a mezzo regime

Cia Padova fa il punto sulla difficile situazione del settore, in particolare nei comuni di Vo' e Cinto Euganeo. «Niente guadagni, il bilancio in pareggio sarebbe già una fortuna»

Gabriella Fontana, titolare dell’agriturismo Al Feudo di Vo'

Gli imprenditori del settore agriturismo dei colli Euganei tracciano un bilancio dopo il primo fine settimana di riapertura al pubblico con i servizi in loco. Drammatica la situazione dei pernottamenti, la parte ristorativa viaggia sul 45% del potenziale complessivo.

L'appello ai padovani

A fotografare la situazione è Cia Padova attraverso le testimonianze di tre imprenditori. Le considerazioni sono comuni: nessuna prenotazione in vista per le camere, mentre sono in lieve ripresa pranzi e cene. Consegne a domicilio e servizi per asporto non sono però stati sufficienti e la speranza è riuscire a chiudere l'anno con un bilancio in pareggio. «Le spese fisse rischiano di erodere i già risicati guadagni. Stiamo monitorando la situazione - commenta il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini -. I servizi di consegna a domicilio non sono stati sufficienti a colmare il gap di due mesi e mezzo di chiusura dall'8 marzo al 17 maggio, la stagione clou per questo settore specie per le cerimonie. I titolari assicurano la massima sicurezza con i tavoli distanziati e tutte le norme del caso, elemento che naturalmente taglia i guadagni». Il presidente di Cia Padova, Roberto Betto, invita i padovani a sostenere l'economia locale: «Concedetevi un pranzo o una cena nei nostri territori. Ripartire in sicurezza si può, unendo il piacere all'aiuto verso le nostre realtà territoriali».

Moduli per i clienti

«Non essendo ammessi gli spostamenti tra regioni e dall'estero non abbiamo alcun pernottamento prenotato fino al 31 agosto - spiega Gabriella Fontana, titolare dell’agriturismo Al Feudo di Vo' -. Negli anni passati avevamo molta clientela proveniente dalla Gran Bretagna, mentre oggi dobbiamo cercare di sostentarci con la sola ristorazione con cui stiamo lavorando al 45% del potenziale. Purtroppo abbiamo perso la stagione primaverile, la più importante dal punto di vista economico grazie a cerimonie e feste come la Pasqua e il Primo Maggio. Le consegne a domicilio hanno permesso di mantenere vivo il rapporto con la clientela, ma a conti fatti non hanno minimamente compensato le perdite». Da Al Feudo prima di accomodarsi ai tavoli famiglie e gruppi sono tenuti a compilare due moduli: nel primo dichiarano se sono o meno congiunti, nell’altro devono indicare se sono venuti a contatto con pazienti Covid-19 o se sono stati positivi: «Abbiamo registrato massima collaborazione, è per la sicurezza di tutti» aggiunge la titolare.

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Pochi aiuti, si parte con il freno inserito

Simile è l'analisi tracciata da Maurizio Riolfatto de Le Ginestre di Cinto Euganeo. «Le nuove restrizioni ci impongono l’attivazione di meno della metà dei posti. Noi non abbiamo sperimentato la consegna a domicilio, ma riaprire alla clientela è fondamentale. Il Governo doveva annullare tutte le imposte agli imprenditori che non hanno potuto lavorare» spiega. Visto il vento che tira sui Colli qualcuno ha anche deciso di posticipare l'apertura: «Come da previsione, le prenotazioni sono tutt'altro che abbondanti. Siamo al 40% dei posti rispetto all’inizio del 2020. Con questi dati puntiamo a raggiungere il pareggio di bilancio, che sarebbe già un ottimo risultato, mentre sperare in un guadagno è utopico. Per questo abbiamo deciso di prenderci un po' di tempo in più prima di ripartire» commenta Ivo Olivato dell'omonimo agriturismo di Cinto.

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