Economia

Cia Padova: fino a +39% di rincari delle materie prime, l'agricoltura è ko

In un anno perse 164 aziende agricole. «I contributi a fondo perduto dei decreti ristori sono un primo passo. Fondamentale un intervento strutturale del Governo»

Non bastavano le criticità determinate dal covid. Nelle ultime settimane i costi delle materie prime in agricoltura, soprattutto relative al settore della zootecnia, stanno aumentando in maniera esponenziale.

Gli approvvigionamenti

Nel padovano, autonomo solamente per il 50% in termini di approvvigionamento delle stesse materie prime (l’altra quota parte viene importata dall’estero), oggi un quintale di soia proteica costa all’imprenditore agricolo 48 euro, quando l’anno scorso il prezzo era fissato a 35 euro al quintale (+30%); la crusca – un sottoprodotto che si ottiene dalla macinazione del chicco di grano - viene venduta a 19 euro al quintale, mentre dodici mesi fa la quotazione era di 11 euro al quintale (+39%). Attualmente il frumento vale 22 euro al quintale, nel 2020 veniva 18 euro al quintale (+19%). Il mais è venduto a 20 euro al quintale, solo un anno fa era a 17,5 euro al quintale (+12,5%). Nelle aziende, stima Cia Padova, alla fine del 2021 il rincaro medio potrebbe toccare un +25%: uscite aggiuntive in una congiuntura che già di per sé è a dir poco sfavorevole. A lungo andare “il sistema rischia l’implosione, dato che gli agricoltori non ci stanno dentro con le spese”. Una prospettiva, questa, che viene suffragata dalle Prime valutazioni dell’andamento del comparto agroalimentare regionale nel 2020, a cura di Veneto Agricoltura: alla fine del terzo trimestre 2020 (ultimi dati disponibili) le imprese agricole padovane attive erano 11.576 (-1,4%, ovvero 164 in meno rispetto al 2019). Il valore è in linea con l’andamento del settore nazionale, che ha registrato una diminuzione simile (-1%).

Crisi economica

«Tuttavia – osserva il presidente di Cia Padova, Roberto Betto – questo significa che, al netto delle dismissioni fisiologiche dettate dai pensionamenti, la crisi comincia veramente a farsi sentire. La Cina, in particolare, sta acquistando sempre di più materie prime agricole, come la soia e il mais, a svantaggio del nostro Paese – precisa lo stesso presidente – Poiché, di fatto, ce le stanno togliendo, i prezzi finali delle stesse stanno schizzando in alto, con gli agricoltori ancora una volta che ce ne rimettono. Così non duriamo a lungo, serve un intervento strutturato da parte del Governo. I finanziamenti previsti da vari Decreti Ristori che si sono via via succeduti da marzo del 2020 vanno bene nella misura in cui diventano propedeutici ad un’azione programmata di reale rilancio del comparto. I contributi a fondo perduto non risolvono il problema alla radice – sottolinea Betto – Va costruita, subito, una politica finalizzata alla valorizzazione dei prodotti tipici italiani, che rimangono i più sicuri e controllati nel panorama mondiale».

Oltre 62mila aziende

In questi giorni, peraltro, è partito il Censimento generale dell’Agricoltura, l’indagine Istat che in tutto il Veneto coinvolgerà 61.695 aziende del settore e avrà l’obiettivo di fornire un quadro statistico approfondito del sistema agricolo e zootecnico italiano. «L’indagine – conclude Betto - consentirà di fornire una lettura approfondita della struttura del settore primario. Fra i dati che verranno raccolti, le caratteristiche del conduttore, l’utilizzazione dei terreni e la consistenza di coltivazioni e allevamenti, metodi di gestione e multifunzionalità, tipo di manodopera impiegata e commercializzazione».

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