Prestiti da 25mila euro bloccati per il 50% delle aziende agricole. Cia scrive al prefetto

La Confederazione Italiana Agricoltori fa appello al prefetto Franceschelli affinché l'accesso al fondo previsto dai decreti governativi non sia subissato dalla burocrazia

(Photo credits ©Cia Padova)

Troppa burocrazia, pratiche arretrate e oltre metà delle richieste di prestito da parte delle aziende padovane rimaste inevase. É il quadro tracciato da Cia Padova in merito all'accesso al fondo di garanzia da 25mila euro previsto dai decreti Cura Italia e Liquidità per la ripresa economica. Secondo i dati forniti dall'ente, almeno la metà delle aziende padovane che hanno fatto richiesta alle banche per accedere alla liquidità sono ad oggi a bocca asciutta e per questo il presidente Roberto Betto ha scritto al prefetto Renato Franceschelli.

I numeri

«Se i finanziamenti non saranno erogati in modo celere troppe aziende rischiano la chiusura - fa sapere Betto -. Il fondo di garanzia è previsto dai decreti del Governo ma le banche non lo concedono con facilità». Le imprese del settore agricolo padovano che ne hanno fatto richiesta sono almeno 500 e (secondo uno studio di Ismea, l'istituto che garantisce al 100% lo stesso fondo adottato nell’ambito dell’emergenza Covid) solo la metà ha avuto accesso alla liquidità. «L'altra metà delle pratiche è ostaggio della burocrazia - aggiunge Betto -. Lo dimostra una nota della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario che mostra come, a livello nazionale, su 544.411 domande presentate il sistema bancario ne abbia accolte al 52,8%. I dati del Ministero dello sviluppo economico aggiornati al 25 maggio parlano di aiuti concessi a 5.385 Pmi padovane con importo medio di 21mila euro, per una spesa totale di 117,5 milioni. Di queste cinquemila aziende, 500 operano nel comparto agroalimentare ma all'appello ne mancano altrettante che non hanno avuto un centesimo».

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L'appello

Per Maurizio Antonini, direttore di Cia Padova, la situazione è ormai insostenibile: «Le aziende fanno di tutto per andare avanti e i costi fissi come bollette e stipendi devono essere sostenuti. Servono finanziamenti veloci, come era stato promesso». Se dunque per Cia l'eccessiva burocratizzazione si accompagna a problemi quali la carenza di personale e iter obsoleti di cui le stesse banche soffrono, non di meno la popolazione ha bisogno di sentire il vivo supporto delle istituzioni: «Chiediamo al prefetto di farsi portavoce delle attività economiche e dei cittadini. Aziende e famiglie hanno bisogno di un’iniezione di fiducia per trovare il coraggio di ripartire».

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