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Domenica, 5 Dicembre 2021
Economia

Negli Enti Locali del Padovano sono “spariti” 476 dipendenti pubblici: i dati della Cisl

I dati che sono emersi hanno evidenziato una situazione di notevole criticità per quanto riguarda la perdita per pensionamento o mobilità dei lavoratori e di sostanziale mantenimento della popolazione residente

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Cisl.

Le problematiche

I dati che sono emersi hanno evidenziato una situazione di notevole criticità per quanto riguarda la perdita per pensionamento o mobilità dei lavoratori e di sostanziale mantenimento della popolazione residente. Numeri e indici messi in una tabella che alla fine hanno consentito di incrociare l’andamento: solo negli Enti Locali del padovano sono “spariti” 476 dipendenti pubblici. Andati in pensione e via via non più sostituiti in virtù della normativa nazionale che sempre più stringente non ha consentito il naturale turnover. La situazione che emerge è a detta dei curatori dello studio sicuramente di forte allarme, in quanto si può affermare che il “carotaggio” fatto in questo territorio non si discosta di molto dall’andamento regionale del Veneto, dove un po’ tutti gli Enti hanno strutture organizzative comprese fra i 10-20 lavoratori ed una popolazione media sotto i 5000 abitanti. “Quindi un’analisi dettagliata e disaggregata dell’andamento popolazione/lavoratori che sono impiegati nei Comuni quotidianamente mette in luce che i servizi sono garantiti in un regime costante di emergenza: pochi o forse è meglio dire pochissimi gli uffici che hanno strutture complesse, relegate solo ai Comuni capoluogo- evidenzia Roveron Michele Segretario Generale della CISL FP Padova Rovigo – ora il momento è cruciale nel giro di un triennio se le cose non cambiano potrebbero esserci delle situazioni di impossibilità di gestione mancando l’unico ragioniere o l’unico ufficiale di anagrafe del Comune”. Di fatto la visione d’insieme dei dati è molto delicata, infatti i posti di lavoro saltati in soli 8 anni hanno determinato che le deleghe e le competenze venivano e vengono tuttora “ereditate” da chi rimane in servizio e quindi possiamo trovare l’impiegato che fa carte di identità, da’ una mano al sociale e magari fa anche protocollo, oltre a gestire il centralino per smistare le chiamate. “Attualmente specie nei Comuni sotto i 3000 abitanti- afferma Franco Maisto della CISL FP – assistiamo ad una carenza cronica di personale e quello che c’è attraverso anche il supporto dei Sindaci si organizza per garantire comunque tutti i servizi essenziali al cittadino. Veniamo spesso interpellati dagli stessi primi cittadini e dai segretari comunali per vedere soluzioni alternative alla chiusura degli sportelli. A fronte dei dati emersi in questa importante rilevazione abbiamo chiesto al Presidente della Regione Luca Zaia una sua riflessione perché tale problematica sia portata a Roma ed inserita nel piano delle Deleghe per l’Autonomia che la nostra
Regione sta trattando con il Governo”.

I dati

"Di certo spulciando fra i numeri indicati in tabella emergono delle differenze: in Alta Padovana, in 8 anni si sono persi “solo” 68 posti di lavoro pubblici però il rapporto fra lavoratori ed abitanti è 1/337 e quindi si partiva già da un numero di lavoratori molto basso. In Bassa Padovana si sono persi nello stesso periodo 157 posti ed il rapporto con la popolazione è di 1/275. La cintura urbana di Padova (i Comuni da Abano Terme a Ponte San Nicolò, Vigonza, Cadoneghe…) hanno perso ben 257 lavoratori ed il rapporto con gli abitanti è di 1/172.
Nel periodo 2010- 2017 la media provinciale è passata da 1/197 a 1/224 conseguente alla perdita dei 476 posti di lavoro e dell’aumento di quasi 15.000 unità a livello di popolazione residente. Lo Stato in questi anni ha richiesto un aumento dei servizi on line di informatica, delle politiche per il controllo del territorio e una maggiore spinta ai servizi di sportello, ma con quali dipendenti? In moltissimi Enti, quasi il 50% dei Comuni padovani, esiste lo sportello anagrafe o di ragioneria retto da un unico impiegato, molti lavoratori rivestono più incarichi che via via hanno dovuto sobbarcarsi per il pensionamento dei colleghi, e tutto ciò di certo fatto con dedizione e spirito di sacrificio ma, spesso a
discapito della salute e sicurezza. E le leggi non aiutano: a partire dal famoso D.Lgs 150/2009 (Legge Brunetta) e a seguire tutti i dettati
normativi che hanno messo una stretta alle assunzioni".

Cooperative

"E non trovandoli nei Comuni si è fatto forte ricorso all’esternalizzazioni. Di fatto oggi nel mondo pubblico si trova la presenza di cooperative nei settori manutentivi, nei servizi sociali e molto diffusa è anche la gestione di alcuni servizi paghe, CED….tutto a costo della collettività.
Purtroppo il progressivo svuotamento degli uffici comunali ha portato un grave deficit strutturale con notevoli e sempre più diffusi casi di riduzione degli orari di servizio se non di vero e proprio blocco dello sportello per mancanza di personale. A far data dal 2009 e poi via via le normative che si sono susseguite hanno di fatto bloccato nuove assunzioni in strutture comunali medio piccole diffuse sul territorio e portando ad oggi in una comparazione con i dati previsti dalla Legge ad uno scenario molto critico. In pratica è come se l’intera Provincia di Padova con tutti i suoi Comuni fosse in situazione di dissesto finanziario. In termini numerici si tratta di un dato molto importante: mancano 2.300 lavoratori di ruolo per considerare solo una situazione di minimo ministeriale. Si tratta di tutti quei lavoratori che servono oggi più che mai per offrire orari di sportello più ampi, un controllo ed una tutela dell’ambiente con gli uffici tecnici, una maggior tutela nelle prossimità con la polizia locale, senza dimenticare assistenti sociali, impiegati e operai".

Quali rischi


“Il rischio più grande è quello di continue riduzioni dell’orario di sportello a discapito del cittadino che ha necessità dei servizi di prossimità- evidenzia Andrea Ricci della CISL FP - ora la vera emergenza è quella dei tantissimi comuni con 7 – 8 unità di lavoro che nel giro di un paio d’anni potrebbero ridursi a fronte della meritata pensione. Come potranno legittimamente i Sindaci erogare e garantire servizi di qualità in
modo efficiente? Occorre una vera e propria deroga alle assunzioni che consenta di dare una vera e propria autonomia funzionale ai Comuni fulcro delle attività economiche e sociali del territorio”. L’ente locale più piccolo soffre maggiormente e non riesce vista la scarsità di risorse disponibili a garantirsi un turn over adeguato e a differenza degli enti di maggiori dimensioni non può attuare un riassetto organizzativo vista l'esiguità delle risorse umane disponibili".

Richiesta a Luca Zaia



La CISL FP si rende disponibile ad un confronto per analizzare i dati raccolti, presentare le nostre proposte e chiede formalmente al Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia di valutare la nostra indagine per valutare l’ipotesi dell’inserimento nelle materie oggetto di discussione con il Governo per quanto riguarda il processo autonomistico chiesto a gran voce dai cittadini con lo storico referendum
dell’anno scorso, tutto ciò al fine di dare nel presente e nel futuro garanzia di autonomia ai Comuni del Veneto vero pilastro delle nostre comunità.
 

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