Covid, Coldiretti: per l'agricoltura padovana meno 15 milioni a novembre

Tra take away e consegne a domicilio gli agriturismi si fanno "social": «Con il lockdown il settore primario ha perso decine di milioni, servono interventi strutturali per le aziende»

Nella foto Monica Toniolo

Agriturismi e cantine sempre più “social” per far fronte agli effetti delle restrizioni degli ultimi Dpcm. Oltre ad essere ripresa a pieno ritmo la consegna a domicilio dei pasti a kmzero le aziende agricole impegnate sul fronte agrituristico e della viticoltura hanno intensificato l’attività “social” per raggiungere i propri clienti, a partire dai più affezionati a quelli occasioni, con le loro proposte, dai menù per cene e pranzi in famiglia alle idee regalo a “km zero” da consegnare a domicilio, con la possibilità di ordinare in tempo reale via WhatsApp e usare lo stesso canale per ricevere le ricette del giorno, le offerte del momento e altre proposte.

Monitoraggio

E’ quanto emerge da un monitoraggio di Coldiretti Veneto che in base ai dati degli operatori agrituristici di Terranostra coinvolti nel servizio registra un deciso ritorno al food delivery in tutte le sue accezioni. Già i precedenti fine settimana quattro famiglie venete su dieci hanno ordinato al telefono oppure on line il menù preparato dai cuochi contadini di Campagna Amica – commenta Coldiretti. A  far scattare il boom di richieste non solo il Dpcm che impone la chiusura degli esercizi dalle ore 18.00 e il rischio che anche il Veneto finisse in “area arancione” con una ulteriore stretta, ma soprattutto la voglia di ricette della tradizione con ingredienti di qualità stagionali da condividere con gli amici in un contesto di sicurezza tra le mura domestiche.

Contenere le perdite

In queste settimane, con le nuove restrizioni gli imprenditori agricoli, titolari di agriturismi, cantine e attività di vendita diretta, cercando di contenere le perdite riprendendo la consegna a domicilio e l’asporto di piatti e prodotti a km zero, già messa in atto con successo nei mesi del lockdown. Il primi a partire erano stati proprio gli agricoltori di Vo’, seguiti poi da molte altre aziende dei Colli Euganei e della nostra provincia. Il lockdown, spiega Coldiretti Padova, è costato qualche decina di milioni di euro in termini di mancato fatturato all’agricoltura padovana e ora le nuove disposizioni, con le chiusure dei ristoranti e dei bar, si ripercuotono oltre che sulle attività agrituristiche anche sulla fornitura di prodotti al canale Ho.Re.Ca., con il rischio di un nuovo consistente calo dei fatturati, dell’ordine di almeno 15 milioni di euro per il settore primario padovano nel solo mese di novembre. Un drastico crollo dell’attività che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato sostegno economico lungo tutta la filiera e misure come la decontribuzione protratte anche per le prossime scadenze superando il limite degli aiuti di stato, conclude Coldiretti Padova.

Take away

«Il ricorso al take away e al pasto porta a porta – spiega Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra – è decollato durante il lockdown grazie all’impegno di centinaia di produttori disponibili anche a portare la spesa direttamente a casa. Sulla stessa scia da segnalare le tante occasioni di forme di collaborazione con gli enti di beneficenza per le forme di solidarietà rivolte a garantire la sana alimentazione anche ai bisognosi, come la “spesa sospesa», al Mercato Coperto di Padova e negli altri di Campagna Amica. «Tutte le realtà agrituristiche sono pronte per accogliere clienti e lavoratori anche a mezzogiorno - sottolinea Scaramuzza – le strutture, spesso localizzate nelle aree marginali, in aperta campagna dispongono di ampi spazi e consentono agli ospiti di rispettare le precauzioni e le regole della distanza». Tutte queste esperienze innovative hanno incoraggiato Coldiretti a chiedere alla Regione Veneto la rivisitazione dei pilastri legislativi che dovranno essere ripresi durante la nuova legislatura come la legge regionale per il consumo della produzione agroalimentare di origine regionale per guidare la predisposizione degli appalti pubblici a favore della ristorazione collettiva, quella agrituristica che non può non tener conto di quanto sperimentato durante il Covid 19 con il potenziamento del varie proposte di cibo porta a porta, una rinnovata e maggiore attenzione ai mancati redditi degli agriturismi che per effetto delle nuove disposizioni dovranno chiudere per l’ora di cena e l’aggiornamento della normativa dell’agricoltura sociale per riconoscere i parametri sanitari delle fattorie che offrono servizi ed assistenza alle fasce deboli.

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