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Coldiretti Veneto, la padovana Valentina Galesso è la nuova vicepresidente di Donne Impresa

Nuova carica per la titolare di una scuderia sociale a Bovolenta, eletta a fine maggio rappresentante provinciale: “Faremo sentire sempre più la nostra carica di innovazione e di voglia di fare”

Le imprenditrici agricole di Coldiretti Veneto hanno la loro presidente: è la bellunese Chiara Bortolas, biologa molecolare e orticoltrice d’alta montagna, che per cinque anni sarà alla guida del 30% della base sociale di Coldiretti, ovvero quella parte rosa che conta circa 24mila imprese tra le più creative dell’associazione professionale.

"Gruppo unito e ricco di entusiasmo"

E al suo fianco ci sarà anche una padovana: all’assemblea di Donne Impresa, convocata per lunedì 2 luglio a Padova al Palazzo Monte di Pietà - sede della Fondazione Cariparo - e alla quale hanno partecipato anche Pietro Piccioni e Martino Cerantola (rispettivamente direttore e presidente di Coldiretti Veneto), sono state anche nominate due vicepresidenti. Vale a dire la veronese Chiara Recchia, produttrice di Amarone, e la padovana Valentina Galesso, co-titolare di una scuderia sociale in quel di Bovolenta. Eletta un mese fa alla guida di Coldiretti Donne Impresa Padova, ora affiancherà anche la neo presidente regionale nel ruolo di vice. "Siamo un gruppo unito e ricco di entusiasmo - afferma Valentina Galesso - e con tante idee per la nostra agricoltura, un settore in cui la ‘quota rosa’ fa sentire sempre più tutta la sua carica di innovazione e di voglia di fare. In questo mese ho conosciuto colleghe e ora amiche fantastiche, a Padova come nel resto del Veneto".

Coldiretti Veneto 2-2

“Spaccato imprenditoriale di tutto rispetto”

Completano il coordinamento regionale le rappresentanti provinciali: la veneziana Raffaella Veronese, per Treviso Katy Mastorci, Michela Menti da Vicenza e da Rovigo Cecilia Barison.
La delegata uscente Franca Castellani ha definito questo gruppo “uno spaccato imprenditoriale di tutto rispetto per il valore aggiunto apportato in termini di fantasia aziendale, ruolo sindacale e servizi alla comunità. Dall’agriturismo alle fattorie didattiche e sociali, dalla coltivazione dei fiori all’allevamento, dal settore della pesca alla pastorizia, dal vino al commercio di prossimità le agricoltrici si distinguono per progettualità, impegno e capacità di bilancio. Il contributo veneto al sistema nazionale – ha ricordato Castellani - ha confermato un ruolo da protagonista tracciando percorsi formativi innovativi: dai corsi per tutor della spesa al lavoro con le associazioni dei consumatori su conoscenza dei prodotti tipici, dal costante presidio con il mondo della scuola ai convegni sull’alimentazione corretta, dal recupero di antichi mestieri alle giornate dedicate alla bellezza tra arte e conservazione del paesaggio rurale”.

“Ripristinare ‘la via dei pascoli’”

Queste, invece, le prime parole da neopresidente di Chiara Bortolas: “Per continuare sulla strada dell’incisività e onorare la presenza di nuovi profili che stanno animando le fila del nostro movimento ci faremo promotrici di una iniziativa di legge che ripristini ‘le vie dei pascoli’. In riferimento alla richiesta di riconoscimento Unesco della transumanza come patrimonio immateriale, a cui il Veneto non si sottrae, per rispondere ad una presenza maggiore di nuove figure femminili legate alla pastorizia che scelgono questa attività con la consapevolezza della fatica ma sicure del profondo significato di valorizzazione del rapporto animale-uomo e territorio ci faremo carico di sostenerle dai monti fino a valle, affinché abbiano le condizioni appropriate per procedere su corridoi verdi con l’accoglienza delle genti e delle amministrazioni pubbliche”. Consenso in particolare per l’operazione è stato dimostrato dalla coordinatrice confederale Silvia Bosco che ricordando il grande sostegno alla produzione di un documentario sulla vita delle ragazze che allevano e conducono ai pascoli mandrie e greggi in tutta Italia ha riconosciuto il valore concreto della proposta che in parallelo sviluppa interessi turistici e tutela una tradizione destinata diversamente all’oblio. Il pomeriggio si è concluso con la visita guidata agli affreschi del XIV secolo di Giusto de Menabuoi del Battistero del Duomo di Padova, come suggello di una nuova e fortunata esperienza.

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