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Economia

Coldiretti e l'estate pazza di angurie e meloni

Coldiretti fa il punto sui prodotti di stagione della Bassa Padovana: «Pioggia e grandinate hanno inciso sulla produzione, altalena dei prezzi, ai consumatori consigliamo di seguire la stagionalità»

Estate sulle montagne russe per meloni, angurie zucchine, i principali prodotti di stagione coltivati nella Bassa Padova. Coldiretti Padova tira le somme di tre mesi segnati dalle avversità climatiche e da un mercato schizofrenico che ha inciso sulle dinamiche dei prezzi, determinando impennate e crollo delle quotazioni che hanno sorpreso i produttori e disorientato i consumatori. Dopo i problemi legati alla lunga siccità l’estate 2023 si caratterizza invece per eventi estremi come la grandine, che in più riprese ha distrutto decine di ettari di coltivazioni a pieno campo ma anche serre e strutture agricole, ma anche la pioggia intensa e i colpi di calore nelle settimane più calde della stagione. A questo si sono aggiunte le reazioni del mercato con prezzi instabili e polarizzati che hanno messo in difficoltà i produttori, ai quali resta una minima parte di guadagno. Per ogni euro pagato dai consumatori al momento dell’acquisto, ricorda Coldiretti Padova, agli agricoltori restano circa 20 centesimi, talvolta anche meno, spesso una cifra insufficiente per garantire il giusto reddito a chi ogni giorno lavora nei campi per garantire una produzione di qualità, dall’origine garantita. A pesare è anche l’invasione di prodotti dall’estero, dalla frutta agli ortaggi, che penalizzano l’agricoltura locale e disorientano il consumatore. «Ormai - sottolinea vice presidente di Coldiretti Padova  Bressan - noi agricoltori siamo i primi a risentire degli effetti dei cambiamenti climatici sia sulla produzione che sul reddito delle nostre aziende. Siamo in prima linea per difendere la qualità dei nostri prodotti, minacciata da eventi meteo estremi ma anche dalle logiche di mercato che il più delle volte penalizzano le due estremità della filiera, i produttori da una parte e i consumatori dall’altra. Stiamo mettendo a punto nuove tecniche di coltivazione, sistemi più evoluti di difesa e di irrigazione, ci impegniamo anche nella vendita diretta. Uno sforzo quotidiano per le nostre aziende, che deve essere riconosciuto e premiato con un adeguata attenzione e risorse per il nostro settore». Meloni e angurie sono coltivati da diverse decine di aziende agricole, concentrate per lo più nella Bassa Padovana, su una superficie che supera i 300 ettari, tra coltivazioni a pieno campo e altre al coperto. Per i meloni, ricorda diretti Padova, la stagione era partita malissimo a fine maggio con prezzi all’ingrosso 50-60 centesimi al chilo.

«Ad incidere in questa prima fase - ricorda Massimo Bressan, - era stata una produzione superiore alla media e anche la sovrapposizione dei meloni nostrani con quelli arrivati dalla Sicilia. Ma nel giro di qualche settimana la situazione si è ribaltata con prezzi schizzati alle stelle, fino ad oltre 4 euro al chilo, sempre all’ingrosso. Questo perché le piogge di maggio, superiori alla media stagionale, avevano bloccato la produzione e nel frattempo era cresciuta la richiesta. Ad incidere anche la terribile alluvione in Emilia Romagna che ha avuto i suoi effetti anche su questi prodotti. Nel frattempo erano arrivati anche meloni dal Venezuela per compensare il calo di produzione locale, e ovviamente i prezzi erano saliti alle stelle. Da metà luglio invece siamo tornati ad una condizione di normalità con un prezzo all’ingrosso intorno ad un euro al chilo e una produzione soddisfacente. I consumatori da allora hanno trovato i meloni a circa due euro al chilo e hanno potuto contare su una buona produzione, al netto delle perdite, per alcune aziende anche molto gravi, dovute dalle grandinate a più riprese. Ormai i meloni precoci e medi stanno per finire, mentre i tardivi proseguiranno ancora per due tre settimane. Per i cocomeri abbiamo assistito più o meno alla stessa dinamica, con un aumento dei prezzi il mese scorso, oltre un euro al chilo all’ingrosso, per poi scendere a 50 centesimi in queste settimane in cui c’è una buona disponibilità di prodotto locale di ottima qualità. Anche gli ortaggi hanno risentito del clima e delle variazioni dei prezzi. Prendiamo la classica zucchina, usata un po’ a sproposito come esempio principe dei prezzi dei prodotti agricoli. Questa è la stagione giusta per comprare le zucchine ad un prezzo equo, con la certezza di portare in tavola un ottimo prodotto. Ben diverso è chiedere le zucchine in pieno inverno e stupirsi se costano troppo. A proposito di prezzi anche per le zucchine la stagione era partita con quotazioni in ribasso, da i 50 e gli 80 centesimi al chilo all’ingrosso, per poi balzare ad oltre due euro dopo l’alluvione in Emilia Romagna e l’ondata di maltempo. Il fattore atmosferico, come sempre, crea improvvisi squilibri di prezzi. La produzione è ripartita anche se con volumi minori e ora siamo tornati ad una quotazione accettabile. Anche patate, cipolle e melanzane coltivate nella Bassa Padovana hanno dovuto fare i conti con l’altalena dei prezzi e una produzione a fasi alterne». 

benedetto pozzato mercato

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