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Aumento Iva: per Padova un carico di imposte dirette di almeno 420 milioni

Un salto ancora più incredibile lo farebbe l’aliquota ordinaria: nel 2020 passerebbe dal 22% al 25,2% mentre l’anno dopo toccherebbe addirittura il 26,5%.

Mancano 275 giorni. E Confapi Padova è pronta ad avviare il contatore che porterà al 1° gennaio 2020, sperando ci sia la possibilità di fermarlo per tempo. 275 giorni all’aumento dell’Iva che scatterà, appunto, se il Governo non riuscirà a disinnescarlo. L’aliquota Iva agevolata, quella che si applica in larga parte ai generi alimentari, l’anno prossimo potrebbe essere destinata a compiere un balzo di tre punti percentuali passando dal 10% al 13%. Un salto ancora più incredibile lo farebbe l’aliquota ordinaria, che incide su tutta la scala dei consumi: nel 2020 passerebbe dal 22% al 25,2% mentre l’anno dopo toccherebbe addirittura il 26,5%. È la spada di Damocle che continua a pendere sulla testa di imprenditori e consumatori in base alle famigerate clausole di salvaguardia che impongono di recuperare 23,1 miliardi per il 2020, destinati a diventare 28,8 nel 2021. Un rischio reso più concreto dalla frenata del Pil.

Gli scenari

Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha calcolato quanto il possibile aumento peserà sul territorio veneto e padovano limitandosi all’anno 2020: si arriva a un carico di imposte indirette di circa 2,12 miliardi di euro sull’economia regionale e di circa 420 milioni su quella della provincia. Oltretutto sono proprio le regioni che producono di più a essere maggiormente penalizzate in rapporto a quanto versano alle casse dello Stato. A riguardo, si consideri la misura simbolo adottata dal Governo, il reddito di cittadinanza. Per la sua copertura sono stati stanziati circa 5,9 miliardi nel 2019, ma a beneficiarne, in Veneto, sarà meno del 3% delle famiglie, con un ritorno sul territorio inferiore ai 200 milioni di euro. Meno di un decimo di quello che è l’aggravio di imposte indirette a cui far fronte se ci sarà lo scatto di tre punti percentuali dell’Iva.

Riforme 

«È un triste giochino che va avanti già dal 2012, e prevede che gli aumenti Iva siano infilati nel bilancio triennale per essere tolti un secondo prima che scattino. Mai come oggi, però, è improba la sfida da affrontare già con il Def per recuperare quanto serve», afferma Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova. «Al contrario di quanto accadeva con le precedenti leggi di bilancio, che miravano a contenere la spesa pubblica, misure come il reddito di ci cittadinanza e quota 100 non fanno che aumentarla. E i soldi per coprirla vanno trovati. Prima di parlare di manovra sui conti pubblici occorrerebbe pensare a riforme che possano rilanciare gli investimenti e il sistema economico. Proprio l’esperienza del Veneto insegna che la crescita si sostiene con più lavoro e maggiore produttività. Un percorso di successo è alleggerire gli oneri su chi lavora. Muoversi nella direzione opposta aumentando il debito, e quindi il deficit, si ripercuoterà sulle tasche degli italiani, che saranno costretti a versare più tasse allo Stato per pagare gli esosi interessi maturati».

Penalizzazione dei consumi

«Un’ulteriore osservazione», conclude Valerio: «con un rincaro dell’Iva ci saranno moltissimi beni che subiranno un aumento del prezzo. Ciò comporterebbe un’inevitabile penalizzazione dei consumi, riducendo di conseguenza i ricavi, con le piccole e medie imprese colpite più di tutti. Non solo: è tutto da dimostrare che un eventuale aumento dell’Iva permetterà di rimpinguare le casse dell’Erario nella misura prevista. È sin troppo evidente, infatti, che la riduzione degli acquisti porterà a una riduzione del gettito».

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