Emergenza Covid: il comparto casa rischia una crisi più pesante di quella del 2008

Giovanni Varotto (Confartigianato): «Definiamo subito le regole per la fase due o il nostro settore affronterà una crisi più pesante del 2008»

Il settore costruzioni rischia di vedere andare in fumo 34 miliardi di euro di investimenti nel 2020. Sono i dati nazionali diffusi dal centro di ricerche Cresme qualche giorno fa. Il comparto potrebbe subire una contrazione del 22,6% rispetto al 2019. Per capirci, nel 2009, l’anno più difficile della crisi congiunturale, la flessione degli investimenti era stata del -9,6%. E da quella crisi il comparto si stava sollevando con difficoltà solo ora.

Il comparto casa

«Sono dati che devono far riflettere su ciò che ci aspetta se non sapremo governare adeguatamente la fase due – spiega Giovanni Varotto, coordinatore del comparto casa di Confartigianato Imprese Padova – noi siamo pronti a ripartire e a mettere in pratica tutte le misure previste dal protocollo sulla sicurezza». Nel comparto casa, sono 1.247 le imprese attualmente aperte in base ai decreti ministeriali che si sono susseguiti. Occupano complessivamente 3.443 addetti. Questo significa che rimangono chiuse 6.671 con 10.879 addetti. «Ciò che sta accadendo richiede un comportamento socialmente responsabile da parte di tutti – precisa Varotto – per questo ognuno di noi, per l’ambito che lo riguarda, ha fatto e continua a fare i sacrifici necessari affinché questa emergenza possa terminare il prima possibile. Le imprese hanno dato il loro contributo chiudendo l’attività, come imposto dal Governo. Il settore casa e l’edilizia in particolare, ha visto man mano chiudere i cantieri ed il principale motore economico del mondo artigiano si è fermato. Ora, a distanza di più di un mese dalla chiusura, ci chiediamo cosa succederà. La voglia di ripartire è forte, perché sappiamo che un motore per troppo tempo fermo rischia di non ripartire più».

Ripartire a step

L’idea di Confartigianato è di ripartire a step, iniziando dai cantieri all’aperto, che presentano meno rischi, dal momento che gli operatori lavorano normalmente a distanza, oppure dai luoghi chiusi non abitati. Ma sono già allo studio specifici protocolli di sicurezza, che garantiscano a tutti gli addetti del comparto (oltre 14mila in provincia di Padova) di operare in sicurezza. «Se non riapriamo al più presto, rischiamo di vedere i magazzini di materiali edili svuotati da chi fa lavoro nero o si dedica al fai da te – avverte Varotto – il rischio è che, al nostro rientro, non abbiamo più neppure le materie prime per intervenire». Un’idea per la gestione della fase 2 arriva da un’altra Regione: “La Liguria ha recentemente consentito le opere minori, così come previste nel testo unico dell’edilizia, parliamo dei piccoli cantieri di edilizia libera e delle opere per le quali è sufficiente la CILA, la comunicazione inizio lavori asseverata – spiega Varotto – questo mi sembra un primo passo nella giusta direzione. Con le giuste precauzioni, anche in Veneto siamo pronti a ripartire”.

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