Dazi Usa, minaccia per il Veneto: a rischio quasi 5 miliardi di euro di export

Dal 2009 la crescita solo per Padova e provincia è stata del 146%. Finco (Confindustria): "Serve fronte comune con Francia e Germania"

Quando i venti di proibizionismo spengono la ripresa. È la preoccupazione diffusa tra gli imprenditori padovani dopo la decisione del presidente Donald Trump di introdurre da venerdì 23 marzo nuovi dazi del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio. Una tassazione che potrebbe colpire altri prodotti e settori di punta del made in Veneto: dall’agroalimentare alla moda e dai mezzi di trasporto ai macchinari passando per i prodotti farmaceutici. Un problema serio per l'intera regione, che da sola cifra il 13,9% dell’export tricolore. Ma anche per le industrie padovane stesse.

5 miliardi di euro

I numeri, infatti, parlano chiaro: la corsa dell’export veneto negli Stati Uniti si aggiorna con il fresco dato record del 2017 pari a 4,9 miliardi di euro (+4% rispetto al 2016), ovvero l’8% dell’export totale veneto: è questo il terzo mercato di riferimento dopo Germania e Francia. Dal 2009 ad oggi le esportazioni venete verso gli Usa sono cresciute del 118% (2,2 miliardi nel 2009), spinte dal progresso, spesso a doppia cifra, delle vendite oltreoceano di macchinari, occhialeria, bevande e alimentari, calzature, mobili, prodotti della metallurgia. Una corsa prolungata che a Padova tocca il +146% nello stesso periodo di riferimento, pari a 625,5 milioni di export a stelle e strisce a consuntivo 2017 rispetto ai 254 milioni nel 2009.

Export Usa Padova 1-2

"Ricadute dirette su economia e occupazione"

«Le politiche protezionistiche sono un’incognita e un forte rischio al ribasso per le prospettive di crescita, proprio ora che avvertiamo segnali diffusi di ripresa - dichiara il presidente di Confindustria Padova, Massimo Finco -. Dopo le decisioni di Trump sull’acciaio e l’alluminio si apre un pericoloso terreno di scontro che rischia di estendersi ad altri settori delle nostre produzioni che hanno concluso il 2017 con il record di export veneto nel mondo di 61,3 miliardi (+5,1% rispetto al 2016). Un protezionismo di questo tipo, e le eventuali ritorsioni da parte di altri Paesi, via barriere tariffarie e svalutazioni competitive, avrà ricadute dirette sull’economia e l’occupazione, considerando che l’export è il nostro principale fattore di crescita. Serve una risposta forte a livello europeo, per evitare una escalation dalla quale perderebbero tutti».

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"Scongiurare guerre commerciali"

Prosegue il presidente di Confindustria Padova: «Occorre scongiurare guerre commerciali che rischiano di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati. Un’escalation che può cambiare gli equilibri in modo irreversibile. Per questo chiedo al Governo uscente e alle forze politiche premiate dal voto di non lasciare sguarnito questo fronte ma di fare blocco comune con Germania e Francia per una chiara strategia europea che punti a ottenere l’esenzione anche per i Paesi dell’Ue. C’è bisogno di più Europa, non di meno, per proteggerci dal dumping e difendere gli interessi nazionali, non di un generico antieuropeismo. Di un’Europa più forte e unita nella difesa della sua manifattura sui molti fronti aperti, dall’embargo russo ai dazi nel Far East. Dietro la scelta sbagliata di Trump c’è una strategia: la difesa dell’industria nazionale e del lavoro in patria attraverso la riforma fiscale e ora i dazi. Che richiede una risposta forte dell’Europa, non di chiusura né frammentata, ma di politiche comuni per la competitività della sua industria: Europa First. L’Italia non può permettersi di mettersi ai margini. Occorre però anche cogliere questa occasione - conclude Finco - per ripensare norme sul commercio mondiale più eque e antidumping tra Paesi, penso alla Cina. Norme che non si limitino a considerare l’aspetto economico nelle relazioni, ma tengano conto anche del rispetto delle stesse regole sul piano ambientale, della tutela sociale dei lavoratori e della sicurezza dei cittadini, che altrimenti mettono fuori mercato molte nostre aziende».

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