Lavoro e industria 2020, il nuovo contratto Unionmeccanica Confapi: “Più competitivo”

Sala gremita a Villa Italia per la presentazione del nuovo accordo, che interessa circa 360 mila lavoratori di 34 mila piccole e medie imprese, delle quali oltre il 10% sono venete. Valerio e D’Onofrio: "Si apre una nuova pagina". Cozzo: "La sanità integrativa costa 60 euro a dipendente mentre gli altri contratti arrivano a 156. Più welfare grazie all’Ebm"

Cosa cambia e cosa viene introdotto in termini di competitività per l’impresa e produttività del lavoro con il nuovo contratto Unionmeccanica Confapi? E perché è più conveniente per le imprese rispetto a quello dei competitors? A queste domande ha risposto l’incontro “Lavoro e industria 2020, presentiamo il contratto”, organizzato da Confapi Padova a Villa Italia. Un momento di approfondimento che ha suscitato parecchio interesse tra associati e consulenti del lavoro, considerata la presenza massiccia in sala.  «Siamo qui perché il 2 ottobre è stato ratificato l’accordo di rinnovo del Contratto nazionale di lavoro per le piccole e medie imprese metalmeccaniche sottoscritto tra Unionmeccanica Confapi e i sindacati Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil» hanno sottolineato Carlo Valerio, presidente Confapi Padova e delegato Unionmeccanica Veneto, e Davide D’Onofrio, direttore dell’Associazione e coordinatore dell’Organismo Paritetico Regionale Metalmeccanici. «Si tratta del primo contratto capace di riunire al tavolo tutte e tre le sigle sindacali. Ma, se diciamo che apre una nuova stagione, da cui non si tornerà più indietro, non è solo per questo motivo, ma anche per le innovazioni introdotte riguardo al welfare e per il ruolo dell’Ente bilaterale metalmeccanico (Ebm), nel sostegno al reddito, nel diritto allo studio e nel potenziare le prestazioni sanitarie integrative da offrire a imprese e dipendenti. Guardando al futuro, la prospettiva verso cui siamo convinti si debba andare è, però, quella di una semplificazione degli strumenti normativi, che dia priorità al lavoro in quanto tale e superi la logica dei contratti multipli e differenti nei diversi settori».  

LA PROGRAMMAZIONE.

«È un contratto fatto e voluto dagli imprenditori. In passato non era così, si facevano contratti fotocopia con quelli di Federmeccanica. Questo lo abbiamo ritagliato su misura delle nostre pmi» ha aggiunto Gian Piero Cozzo, presidente di Unionmeccanica. E i presenti all’incontro sono stati più che attivi, sollecitando i relatori su numerosi aspetti, in particolare rispetto ai benefit e alle prestazioni previste dall’Ebm. Ma, volendo riassumere in maniera schematica i capisaldi dell’accordo, quali sono i punti che lo rendono preferibile dagli imprenditori? Tabelle comparative alla mano, si parte dalla durata quadriennale - e non più basata sui 3 anni - il che si traduce in un risparmio sui futuri aumenti dei minimi contrattuali. Poi il costo della sanità integrativa, limitata a 60 euro annui contro i 132 del contratto Confimi e i 156 del contratto Federmeccanica, e poi, anche grazie alla collaborazione della commissione tecnica sindacale, è stato ottenuto un risultato importante sul trattamento di malattia, con l’azienda che versa già dopo 4 mesi il 50% dello stipendio e non l’80%.

GLI AUMENTI.

Cozzo, entrando nel merito del contratto, ha sottolineato la piena sostenibilità degli aumenti contrattuali previsti nell’arco di quattro anni, con inizio dall’anno successivo alla sottoscrizione. L’accordo stipulato, come detto, prevede una durata quadriennale con un aumento sui minimi calcolato su base IPCA a partire dal 1° novembre 2017 e l’erogazione a titolo di “una tantum” di 80 euro nella busta di ottobre 2017. È previsto anche un versamento alla sanità integrativa pari a 60 euro con decorrenza dal 1° gennaio 2018 nonché la continuità dei versamenti all’ente bilaterale di settore, che garantirà ulteriori prestazioni alle aziende e ai lavoratori. Nel 2018, 2019, 2020 saranno erogati 150 euro come “flexible benefits” mentre sono state adeguate le percentuali di versamento al Fondapi, Fondo di Previdenza integrativa, fino ad un massimo del 2%.

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