Agricoltura, Pan: «Da Unione Europea e Governo finora solo briciole»

« noi non serviva cerca la regolarizzazione dei migranti, del tutto inutile per i lavori qualificati stagionali richiesti dalle nostre imprese, ma ci sarebbero serviti interventi di sburocratizzazione, voucher semplificati e misure di sostegno»

L'assessore regionale Giuseppe Pan

«Alle imprese venete del primario, che contribuiscono all’economia nazionale con quasi 6 miliardi e mezzo di prodotto lordo vendibile e che si trovano ad operare in una delle aree più produttive e al tempo stesso più colpite dall’emergenza sanitaria del Paese, né il Governo né l’Unione Europea stanno riservando adeguati ristori. A noi non serviva cerca la regolarizzazione dei migranti, del tutto inutile per i lavori qualificati stagionali richiesti dalle nostre imprese, ma ci sarebbero serviti interventi di sburocratizzazione, voucher semplificati e misure di sostegno dirette alle filiere più in sofferenza che stanno scontando in maniera più pesante la chiusura del canale Horeca (albeghi, ristorazione, bar e pizzerie), come agriturismo, ortofrutta, floricoltura e florivivaismo, vitivinicoltura, lattiero-caseario, che stanno contabilizzando in questi mesi perdite variabili dal 30 all’80%»: così l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto, Giuseppe Pan, ha valutato insieme ai componenti del "Tavolo verde" l’impatto delle misure per l’agricoltura previste dalla Commissione Europea e dai decreti governativi “Cura Italia” e “Rilancio” in vista del riavvio delle attività per la fase 2.

Fondi

Spiega Pan: «I 100 milioni che il Decreto "Cura Italia" ha stanziato per il settore primario su scala nazionale (80 per l’agricoltura, 15 per la pesca e 5 per l’acquacoltura) equivalgono a malapena al valore dei danni subiti dal solo sistema agricolo veneto nei due mesi di lockdown. Stiamo valutando ora attentamente le misure contenute nel Dl ‘Rilancio’ di maggio, che al netto degli interventi per lavoratori, imprese e operai agricoli, destina 1,2 miliardi al settore agricolo. Ma faccio presente che l’ordine di grandezza dell’intervento governativo per tutta l’agricoltura italiana, vale circa un quinto di quanto il solo sistema agricolo veneto produce in un anno». Quanto all’intervento della Commissione Europea come misura di indennizzo anti-Covid, secondo l’assessore del Veneto non aggiunge un euro in più a sostegno delle imprese agricole: «Bruxelles ci dà solo la possibilità di rimodulare l’1% del Psr, percentuale per il Veneto vale 11 milioni e 690 mila euro. Si tratta di briciole, del tutto inadeguate di fronte alla crisi subita dal mondo agricolo, che non aggiungono nulla alla dote iniziale del Programma di sviluppo rurale 2014-2020. Anzi, questo provvedimento comunitario finisce per penalizzare quelle regioni virtuose, come il Veneto, che hanno già impegnato tutte le risorse nei tempi programmati».

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Nuovi bandi

Aggiunge l'assessore Pan: «La Regione Veneto è comunque già al lavoro per predisporre i nuovi bandi indirizzando le pur scarse risorse, in modo selettivo e condiviso, a quei settori che scontano i maggiori cali di redditività o per i quali un aiuto aggiuntivo potrà essere di assoluta necessità. Eviteremo appesantimenti burocratici e sapremo rispettare la scadenza del 31 dicembre. Da parte nostra la Regione ha sinora messo in campo tutti gli strumenti disponibili per garantire liquidità alle imprese agricole e agroindustriali, dai fondi Bei ai fondi di rotazione per il primario presso Veneto Sviluppo, oltre ai fondi messi a bilancio per le specifiche emergenze, come quella causata dalla cimice asiatica. Nel bilancio regionale non ci sono ulteriori risorse per un intervento straordinario nel 2020 per i comparti del primario, perchè tutti i possibili residui sono stati destinati alle maggiori spese sostenute dalla sanità in questi mesi. Nel prossimo confronto con le altre Regioni - ha prospettato l’assessore, in riferimento alla Conferenza delle Regione in agenda giovedì 21 - difenderemo la nostra proposta di ottimizzare le seppur limitate misure governative e comunitarie, candidando le Regioni più colpite da questa crisi pandemica a poter beneficiare delle eventuali risorse non ancora impegnate da altre Regioni».

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