«Cassa integrazione in deroga, già pervenute richieste da 16.062 imprese per 45.504 addetti»

Spiega l'assessore Donazzan: «Riceviamo una media di circa 5 mila domande al giorno. Abbiamo già superato l’ammontare delle risorse che il Governo ha assegnato al Veneto con il decreto legge 18»

«Ragionare insieme per ripartire in sicurezza e in modo intelligente». Questo l’obiettivo e il metodo dell’incontro promosso dall’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan insieme al collega Roberto Marcato (referente lo sviluppo economico) e tenutosi nella mattinata di mercoledì 8 aprile con i rappresentanti di Confcommercio e Confesercenti e cn i segretari generali delle organizzazioni sindacali Cgil Cisl Uil e Ugl.

Cassa integrazione in deroga

Il confronto, al quale hanno partecipato anche i tecnici della Direzione regionale Lavoro, dell’Unità regionale di crisi aziendale e il dottor Michele Mongillo della Direzione Prevenzione della Sanità Veneta, ha messo a fuoco i problemi di uno dei settori maggiormente colpiti dall’emergenza Covid 19, a partire dall’impatto occupazionale. Solo il 10 per cento dell’intero comparto oggi è ancora in attività, mentre il restante 90 per cento delle imprese, in prevalenza micro-imprese, sconta già un mese di chiusura. Sul fronte occupazionale l’assessore Donazzan ha assicurato il proprio impegno - anche nell’incontro con il ministro Nunzia Catalfo, in programma nel pomeriggio - nel rivendicare al Veneto maggiori risorse per la cassa integrazione in deroga: «Le richieste di cassa integrazione in deroga pervenute sino a ieri registrano già 16.062 imprese per 45.504 addetti, con una media di circa 5 mila domande al giorno. Abbiamo già superato l’ammontare delle risorse che il governo ha assegnato al Veneto con il decreto legge 18, in un primo stanziamento. Nell’incontro della IX commissione della Conferenza delle Regioni con il ministro tornerò a sollecitare l’ulteriore riparto dei 3,3 miliardi di euro previsti nel decreto "Cura Italia". Verosimilmente le risorse non basteranno, se i numeri del Veneto e del resto d’Italia continueranno a crescere, scontando evidentemente l’assenza di una certezza temporale sulla fine delle misure di contenimento».

Protocolli specifici

Aggiunge l'assessore Donazzan: «In ogni caso, anche dalla riunione di stamane con gli esponenti del commercio emerge la consapevolezza che il mondo è radicalmente cambiato e che dovremo convivere con nuove misure di sicurezza. E proprio il commercio è uno dei settori più esposti, e uno dei primi a doversi attrezzare in tal senso. Ho apprezzato molto che, sia le imprese che il sindacato, vogliano lavorare su protocolli specifici, il più possibile attinenti, non tanto al codice Ateco, quanto alla tipologia dell’azienda e alle sue caratteristiche, in modo da poter adattare gli strumenti al posto di lavoro. Il metodo di lavoro che ci siamo dati è: ragioniamo insieme per ripartire in sicurezza e con intelligenza. Creeremo in Veneto un protocollo semplice, che risponda inderogabilmente al tema della sicurezza, ma che sia chiaro e lineare, con meno burocrazia possibile, e che possa dare una prospettiva di ripresa al settore, quando gli organi scientifici ci permetteranno di tornare al lavoro». Significativi, infine, a detta dell’assessore, due ulteriori aspetti di condivisione tra le parti sociali emersi dall’incontro: oltre al metodo di lavoro, aziende e sindacati si sono trovati d’accordo nell’esprimere apprezzamento per il lavoro svolto dagli Spisal in questo particolare frangente e nel sottolineare l’importante ruolo svolto dagli enti bilaterali, come supporto e come organismi di autocontrollo, al fine di comprendere, una volta definiti gli strumenti e le azioni, quali aziende saranno in grado di attrezzarsi per prime.

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