«Tanti annunci, ma ancora zero soldi»: Boschetto (Confartigianato Padova) non ci sta

«Prendiamo, ad esempio, i premi Inail: le nostre aziende sono chiuse, in parte l’adempimento è stato sospeso, ma il 31 maggio prossimo scade la seconda rata, anche se il rischio con le aziende chiuse è ovviamente diminuito. Davvero non possiamo ridurre il premio ed avere uno sconto del 30%?»

Roberto Boschetto

«Non bastava una crisi sanitaria che ha messo in ginocchio le nostre imprese: ora dobbiamo fare i conti anche con la burocrazia. Ci sono stati molti annunci, ma di fatto non abbiamo ancora visto un soldo. Il crash del sistema di accesso ai 600 euro la dice lunga sulla situazione»: Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Padova, riceve ogni giorno telefonate da colleghi in seria difficoltà, preoccupati per le deboli risposte del Governo.

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Premi Inail

Aggiunge Boschetto: «Prendiamo, ad esempio, i premi Inail: le nostre aziende sono chiuse, in parte l’adempimento è stato sospeso, ma il 31 maggio prossimo scade la seconda rata, anche se il rischio con le aziende chiuse è ovviamente diminuito. Davvero non possiamo ridurre il premio ed avere uno sconto del 30%?». Nella sola provincia di Padova, i premi annui ammontano complessivamente a oltre 38 milioni di euro, coprendo 60.700 lavoratori di cui 37.700 attualmente a casa dal lavoro. Prosegue il presidente di Confartigianato Imprese Padova: «Al di là delle cifre, vogliamo parlare di metodo: per un’impresa, oggi, pagare qualsiasi importo, piccolo o grande, rappresenta una sfida. Iva, ritenute previdenziali per i dipendenti, al momento non abbiamo certezza delle sospensioni. Ma noi imprenditori siamo abituati ad essere pratici, oltre agli annunci, vogliamo vedere i fatti. Eppure, anche per i miseri 600 euro ci dobbiamo mettere in fila, nella speranza che il sistema regga. La piccola impresa è il motore economico di questo Paese, ora moltissimi di noi sono in prima linea al servizio della comunità, parlo di chi fa sanificazione ad esempio, oppure di chi tiene aperto potendo fare solo riparazioni urgenti o consegne urgenti. Spesso per i colleghi non è conveniente tenere aperta l’azienda, eppure lo stanno facendo con senso di responsabilità. Altri, con altrettanto senso di responsabilità hanno accettato immediatamente di chiudere, anche prima del decreto di chiusura totale emanato dal Governo. Mi riferisco, ad esempio a tutto il mondo dell’acconciatura e dell’estetica che sta pagando un prezzo altissimo in questa crisi. Davvero per tutte queste persone non si può fare di più?».

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