«Una follia impedire che il settore della moda possa ripartire prima del 4 maggio»

In Veneto ci sono oltre 9.500 unità produttive con quasi 100mila addetti, per un fatturato regionale pari a 18 miliardi di euro, vale a dire il 18% del fatturato nazionale

«Condivido la grande delusione del tavolo della moda per il mancato ascolto di una fortissima preoccupazione per uno dei settori strategici del valore della produzione italiana. È una follia impedire che questo settore riprenda a lavorare. I codici Ateco, torno a ripetere, sono una inutile e incomprensibile classificazione per determinare chi può produrre e chi non può: l’unico vero elemento dirimente dovrebbe essere, invece, il rispetto dei requisiti di sicurezza»: Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro, aggiunge la sua preoccupazione a quelle espresse dalle associazioni delle imprese artigiane.

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Moda

Spiega l'assessore Donazzan: «In Veneto il settore moda si è organizzato in un tavolo operativo che tiene insieme Confartigianato, Cna, Confindustria, Confcommercio e Confesercenti e rappresenta oltre 9.500 unità produttive con quasi 100mila addetti, per un fatturato regionale pari a 18 miliardi di euro, vale a dire il 18% del fatturato nazionale. Queste aziende stanno lottando per non perdere il proprio ruolo nel mondo mantenendo con difficoltà rapporti con clienti che sono aperti, hanno bisogno di merci e sono anche nelle condizioni di sostituire i fornitori italiani, se non risponderemo velocemente. Il 4 maggio è una data troppo distante, perché siamo nel pieno delle attività produttive e distributive della stagione autunno-inverno, che è la più importante nel ciclo annuale di produzione». Aggiunge Elena Donazzan: «Ho accompagnato personalmente alcune importanti aziende del settore motivando la richiesta di apertura alle Prefetture con il quadro produttivo e la gravità delle conseguenze in corso rispetto ad un prolungamento del lockdown. Ho chiesto di usare al meglio la possibilità prevista dal decreto legge "Cura Italia" di produrre in deroga, ma purtroppo ai Prefetti non è data discrezionalità e i Ministeri di competenza sono troppo distanti. Anticipare i tempi della ripresa lavorativa è solo una ipotesi scritta sulla carta ma, ad oggi, impraticabile nei fatti».

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