«Abbiamo bisogno di liquidità per ripartire»: la preoccupazione delle aziende meccaniche padovane

«Siamo a fine mese e i nostri clienti non riescono a pagarci. Ci arrivano richieste di rinviare i pagamenti oltre i 90 giorni, arrivando così anche a 210 giorni, un periodo inaccettabile per le nostre piccole imprese. Noi non possiamo certo sostituirci alle banche»

La meccanica padovana è ai blocchi di partenza, visto che il 4 maggio tutto il settore ripartirà. Ma la preoccupazione più grave in questi giorni è la mancanza di liquidità.

Officine meccaniche

Spiega Federico Boin, presidente del sistema di categoria Officine meccaniche di Confartigianato Imprese Padova: «Siamo a fine mese e i nostri clienti non riescono a pagarci. Ci arrivano richieste di rinviare i pagamenti oltre i 90 giorni, arrivando così anche a 210 giorni, un periodo inaccettabile per le nostre piccole imprese. Noi non possiamo certo sostituirci alle banche». Le aziende che operano nel settore della meccanica artigiana sono circa 3mila in provincia di Padova, e gli occupati del comparto ammontano a oltre 12.400. Aggiunge Boin: «Lavorando in filiera chi può sta concludendo le ultime commesse. Ma il futuro ci preoccupa: la parte commerciale è bloccata perché le fiere internazionali, alle quali partecipiamo puntualmente, sono ferme. Quindi, al momento non possiamo lavorare nel mercato estero, a beneficio dei nostri concorrenti stranieri. Tutto questo rappresenterà un danno importante per le nostre aziende, eppure non si sente parlare di finanziamenti a fondo perduto. Se andiamo in banca, abbiamo comunque dei tassi di interesse da pagare. E per di più non possiamo fare investimenti. Con queste linee di credito fronteggiamo semplicemente la mancanza di liquidità dovuta alla fase emergenziale». In queste settimane solo il 30% delle aziende del settore ha continuato a lavorarein quanto parte di una filiera essenziale, mentre per le altre le porte si riapriranno lunedì, Conclude Boin: «Le aziende di Confartigianato sono pronte da tempo per riaprire in sicurezza, grazie a linee guida e protocolli che rappresentano una garanzia per noi e per i nostri dipendenti. Nel mondo dell’artigianato, l’impresa è una grande famiglia, non vogliamo certo mettere a rischio nessuno. Ma dobbiamo tutelare la salute e la nostra possibilità di avere un futuro. Se in questo momento non ci rimettiamo in piedi, rischiamo di vedere sfumare un know how acquisito in anni di lavoro. Un problema prima di tutto per noi, ma anche per tutta la filiera internazionale. Non risolviamo niente con 600 oppure 800 euro. Abbiamo bisogno di liquidità per ripartire».

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