«La vera "Fase 2" inizierà solo quando tutti i negozi, i bar e i ristoranti potranno riaprire»

«Il Governo ci dia subito le linee guida da seguire, ci indichi con precisione cosa dobbiamo fare e noi lo faremo, ma non ci tenga più in questo limbo che è l'anticamera dell'inferno»

Patrizio Bertin con l'ormai famoso cartello "Chiuso per decreto"

«La "vera" fase 2? Comincerà solo quando tutti i negozi, tutti i bar e tutti i ristoranti potranno riaprire. In sicurezza, ma potranno riaprire».
Posa accanto ad un cartonato che rappresenta una chiave in versione "extra large" il presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova, Patrizio Bertin.

Riapertura

Quella chiave che, per primo, aveva evocato nei giorni scorsi per simboleggiare il rischio chiusura a cui stanno andando incontro migliaia di imprese del commercio, del turismo e dei servizi come sottolinea Bertin: «Non solo a Padova o in Veneto, ma in tutto il Paese il comparto del terziario è alle prese con uno stop che, adesso, non ha molto più senso. Io credo che la linea di demarcazione non possa essere il codice Ateco. Io credo che lo spartiacque debba essere solo la possibilità o meno di aprire in sicurezza. Per cui il governo ci dia subito le linee guida da seguire, ci indichi con precisione cosa dobbiamo fare e noi lo faremo, ma non ci tenga più in questo limbo che non è l'anticamera del paradiso, ma quella dell'inferno». E aggiunge: «Già da lunedì prossimo io spero che i negozi possano riaprire e, a seguire, anche bar e ristoranti».

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Proposte

Non si limita però a chiedere, Bertin. Lui fa anche un paio di proposte. La prima è esattamente in chiave sicurezza: «Con interventi pubblici da definire, si potrebbero prevedere figure assimilabili agli "steward" che potrebbero essere impiegati, nelle zone dello shopping in città e nei centri della provincia, per ricordare ai clienti dei negozi e agli avventori dei locali comportamenti atti a preservare la propria e l'altrui salute». La seconda è una sorta di appello che il presidente rivolge ai sindaci della regione e della provincia perchè non arrivino impreparati all'appuntamento con la ripresa. «Lunedì 4 maggio, a Padova, qualcosa nel trasporto pubblico non ha funzionato ma in ogni caso si prevede che le percentuali di utilizzo dei mezzi non possano superare il 40 per cento. Diffidenza da una parte e distanziamento sociale dall'altra dirotteranno tanti lavoratori e tanti studenti verso il mezzo privato che, per i pendolari che macinano chilometri ogni giorno, non potrà essere nè la bicicletta nè il monopattino, ma sarà l'auto. Per questo sarà importante dotare le città e i paesi di parcheggi in grado di accogliere quanti devono raggiungere il posto di lavoro. Pensarci oggi significa non privare il commercio e i servizi (e si spera anche il turismo) di infrastrutture importanti per far sì che la ripresa non sia solo sulla carta».

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