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Cassa integrazione, la storia di Ignazio e del suo "percorso a ostacoli" tra la burocrazia italiana

A raccontarla è Ascom Servizi, che ripercorre le faticose tappe di questo imprenditore padovano del terziario per l’espletamento della pratica di cassa integrazione per una sua dipendente

«Questa è la storia… di un imprenditore del terziario, anche lui operante in provincia di Padova che, per rispetto della privacy, chiameremo Ignazio». A raccontarla è Ascom Servizi, il “braccio operativo” della Confcommercio padovana. Per il "lieto fine", però, sembra che ci sarà da attendere.

La storia di Ignazio

Ecco la storia: «Ignazio ha un negozio di merceria, e a causa della chiusura obbligatoria dell’esercizio ha dovuto mettere in cassa integrazione una dipendente. Per l’espletamento della pratica, da socio che usufruisce del servizio paghe, si è rivolto ad Ascom Servizi. È solerte Ignazio, per cui già il 31 marzo, ovvero 24 ore dopo la definizione delle procedure, la sua “domanda di trattamento di integrazione salariale in deroga” è già protocollata nella Pec della Direzione Lavoro della Regione Veneto, ufficio deputato a raccogliere le richieste. È la prima, sofferta stazione della sua Via Crucis da Coronavirus. Ignazio dunque si mette in attesa, ma passeranno la bellezza di 16 giorni perché dalla Direzione Lavoro della Regione Veneto arrivi il decreto (seconda stazione) che autorizza la cassa integrazione in deroga, decreto che, per competenza, viene trasmesso all’Inps, il quale il 21 aprile comunica (terza stazione) l’accettazione della domanda. “Per la liquidazione in favore dei beneficiari delle somme in oggetto - scrive l’Inps al nostro Ignazio - è necessario l’invio del prescritto flusso SR41, debitamente compilato in ogni sua parte”. All’Ascom Servizi, quindi, compilano subito (quarta stazione) il “flusso SR41”, che altro non sarebbe se non l’ennesimo modello, e lo inviano seduta stante». Commento finale di Patrizio Bertin, presidente di Ascom Confcommercio Padova: «Adesso siamo curiosi di conoscere quando l’assegno verrà liquidato alla dipendente. Nel frattempo, dalla chiusura del negozio, sono passati 58 giorni e non si intravvedono spiragli per una ripartenza che, se non sarà tempestiva, metterà al tappeto soprattutto questa tipologia di piccole imprese, lige alle regole ma che proprio da queste rischiano di essere soffocate».

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