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Coronavirus, produzione industriale in netto calo in Veneto nel primo trimestre 2020

Nel primo trimestre 2020 la produzione cede in media il 6,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con picco negativo nelle piccole imprese fino a 20 addetti (-17,3%)

Una caduta del valore aggiunto in tutte le componenti produttive segna il primo solco che la pandemia da Coronavirus lascia nei conti dell’industria di Padova e Treviso: nel primo trimestre 2020 la produzione cede in media il 6,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con picco negativo nelle piccole imprese fino a 20 addetti (-17,3%).

L'indagine

Questi i principali risultati dell’Indagine Congiunturale e Prime evidenze dell’impatto di Covid-19 sull’Industria di Padova e Treviso condotta da Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, tra il 17 aprile e il 6 maggio su un campione di 675 aziende delle due province: affonda il fatturato in Italia (-10,4%), con perdite attorno al -20% per le più piccole. Migliore tenuta per l’export che contiene il calo (-2,1), con una domanda internazionale debole ma ancora presente nel primo bimestre seguito dalla frenata di marzo. Gli ordini invertono la tendenza debolmente positiva nel 2019 (+0,9%) e cedono terreno, con una netta contrazione del 7% destinata ad allargarsi. Forti tensioni sulla liquidità aziendale e i pagamenti, giudicati in ritardo dal 61% delle imprese (rispetto al 20% stabile nel 2019). Tiene nel complesso il numero degli occupati (-1,6%), grazie al ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. Un risultato che non ha precedenti nelle serie storiche disponibili, calmierato dall’attività nei mesi di gennaio e febbraio, cioè prima dell’emergenza Covid-19 e del lockdown. E tuttavia, solo un antipasto. La prospettiva è un ulteriore e più profondo crollo nel secondo trimestre, visto che il blocco delle attività ha effetti pieni: una caduta della produzione industriale e del fatturato (per l’86,1% delle aziende) che nella media del primo semestre sarà superiore al -20% per oltre metà delle imprese (54,6%), superiore al -40% per una su quattro (26,9%). In picchiata le vendite in Italia (oltre il -40% per un terzo delle imprese), a marzo e aprile di fatto congelate. Non c’è l’export a salvarci: il 69,7% delle aziende stima una contrazione a fine giugno, che per quattro su dieci sarà di oltre il -20%. Un bollettino di guerra che, in prospettiva, rende più faticoso il parziale recupero, frenato da scorte accumulate, assenza di liquidità e difficoltà di molte imprese, ma rivela anche tratti di tenace resilienza: l’occupazione è stabile (o in aumento) per il 67%, grazie all’esteso ricorso a cassa integrazione e Fis, che permetterà la salvaguardia di posti di lavoro. Nonostante le incertezze, interne ed internazionali, metà delle aziende conferma o irrobustisce i piani di investimento in vista della risalita, ma il 29,4% li riduce di oltre il 40%. Numeri che rendono ancora più urgente un piano anti-ciclico di rilancio, a medio-lungo termine, che metta in moto la leva di consumi e investimenti pubblici e privati, con una drastica semplificazione degli adempimenti. E inverta in tempi brevi l’indice di fiducia che governa le aspettative, prima che la recessione diventi depressione.

Maria Cristina Piovesana

Dichiara Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro: «I risultati dell’indagine danno la prima misura effettiva della profondità di impatto del virus sulla manifattura che rischia di allargarsi ancora di più e dell’ingresso in una fase di eccezionali difficoltà economiche. Una caduta senza precedenti che mette a rischio la tenuta sociale, anche delle aree più produttive del Paese, del lavoro autonomo e della manifattura, come il Veneto, più colpite anche da un punto di vista economico. Purtroppo la ripartenza sarà incerta e prudente, cosa che vediamo già sia sul fronte dell’export che su quello, congelato, della domanda interna. Il Dl Rilancio è un intervento corposo e complesso, fatto di integrazioni al reddito, bonus vari, trasferimenti a fondo perduto necessari, ma fin troppo frammentati, per attenuare l’effetto dello shock economico e che dovranno tradursi in aiuti concreti alle persone e alle attività economiche: ulteriori ritardi non saranno più tollerabili. Misure “difensive” per aiutare il Paese a sopravvivere, ma la spinta per il rilancio dell’economia è un’altra cosa. Non si può andare avanti con la politica dei sussidi e gli interventi a pioggia, senza una visione a medio-lungo termine che indichi con chiarezza le priorità del Paese, all’altezza della seconda manifattura d’Europa, che non vuole retrocedere, senza un investimento strategico e mirato nell’industria. Aziende e posti di lavoro non si salvano per legge ma con gli investimenti».

Massimo Finco

Aggiunge Massimo Finco, presidente vicario di Assindustria Venetocentro: «Lo stop all’Irap di giugno è un primo segnale importante, semplice e automatico dopo la proposta del Presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, da completare con una riforma fiscale complessiva. E anche il rafforzamento di ecobonus e sismabonus. Ma al Governo chiediamo più coraggio e confronto con gli imprenditori e meno compromessi politici al ribasso. Più vicinanza ai produttori, da Nord a Sud, e meno pulsioni assistenziali per accelerare la Fase 3 e traguardare una nuova idea di Paese: dal fisco alle infrastrutture, dal lavoro alle reti, dalla sostenibilità alla mobilità. Chiediamo di ricorrere a tutte le risorse europee, comprese quelle del MES per spese sanitarie, in modo da liberare spazi di bilancio da destinare a investimenti nella ripresa del sistema produttivo. A cominciare dalla vera e propria abolizione dell’Irap (per il Veneto 2 miliardi di euro), dal pagamento di tutti i debiti della PA verso le imprese e sblocco delle opere pubbliche già finanziate. E dal rilancio con più risorse del Piano Industria 4.0 visto che a questa crisi sopravviverà chi investirà. È l’unica strada per impedire che a un debito verso il 160% si accompagni in autunno l’esplosione di una vera emergenza sociale». Chiosano in coro Piovesana e Finco: «Subito una norma che fughi ogni dubbio interpretativo che, in caso di contagio, non c’è responsabilità civile penale dell’imprenditore che rispetta i protocolli di tutela della salute e della sicurezza».

Leopoldo Destro

Leopoldo Destro, vicepresidente di Assindustria Venetocentro delegato all’Ufficio Studi: «La risposta massiva delle imprese a questa indagine, la prima sugli effetti di Covid-19 conferma l’impatto devastante e la preoccupazione diffusa degli imprenditori. La crisi che stiamo vivendo è unica, perché riguarda sia la domanda che l’offerta e non ha risparmiato nessuno, con un mix micidiale tra crollo della produzione e delle commesse. C’è anche un altro dato che merita rilevare e che dà sostanza alla resilienza e alla responsabilità di tanti imprenditori. Mi riferisco alla maggioranza impegnata a difendere il lavoro, a non recidere il legame con le persone, anticipando in molti casi la cassa integrazione, preservando competenze e coesione per ricostruire insieme. E a quel 49,7% che conferma o irrobustisce gli investimenti per l’anno in corso. In un periodo in cui i paradigmi economici sembrano rimettere tutto in discussione, le aziende sane devono contribuire in modo ancora più energico alla ripresa economica e sociale. E lo Stato ha il dovere di stimolare gli investimenti con un piano straordinario senza precedenti».

Strategie

Tra le strategie che le imprese padovane e trevigiane ritengono di mettere in campo - avendo come presupposto imprescindibile il ritorno graduale alla (nuova) normalità - emergono: ricorrere al credito (40,1%), ricalibrare il paniere di beni e prodotti venduti (27,5%), ridurre temporaneamente il personale usufruendo degli ammortizzatori sociali (19,4%), aumentare la quota di vendite tramite e-commerce (17,4%), ricalibrare i Paesi di destinazione dell’export (16,3%). Tra i provvedimenti di emanazione del Governo, quelli ritenuti più efficaci per mitigare gli effetti negativi dello shock da Covid-19 riguardano: la sospensione degli obblighi contributivi e fiscali, il supporto a credito e liquidità tramite finanziamenti garantiti dallo Stato o a fondo perduto, l’avvio di un piano di investimenti pubblici e lo sblocco immediato dei cantieri di grandi e piccole opere, l’estensione della Cig straordinaria, la moratoria sui finanziamenti, il pagamento immediato dei debiti della PA verso i fornitori.

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