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«Chiediamo solo di poter sopravvivere»: il grido di allarme di Ascom e Appe

Protesta congiunta di Ascom e Appe davanti alla Prefettura di Padova: «Mentre a Roma continuano a pensare a come ridistribuirsi le cariche, noi andiamo incontro alla morte delle nostre imprese»

Prima erano in giallo, poi sono passati in arancione, adesso, con ogni probabilità, finiranno in rosso. «Ma noi, in verità, siamo già in nero, quel nero che significa che migliaia di imprese, nell’arco di poche settimane, senza ristori immediati ed adeguati, potrebbero chiudere. Anzi, chiuderanno di sicuro». Così, per rappresentare una condizione di estrema difficoltà, le sigle di Confcommercio (Ascom e Appe) hanno organizzato nella mattinata di lunedì 11 gennaio un breve presidio davanti alla Prefettura di Padova, sede territoriale del governo, dove, per richiamare l’attenzione su una situazione ormai insostenibile, hanno steso venti metri di tappeto: prima giallo, poi arancione, quindi rosso ed infine, molto più lungo dei primi tre, nero.

Protesta

Una situazione tanto insostenibile da far dire al presidente di Confcommercio Veneto e Ascom Padova, Patrizio Bertin, che «non chiediamo più nemmeno di fare impresa, perché questo ci è impedito, ma almeno chiediamo che ci sia consentito di sopravvivere». Durissimo, nei confronti del governo, il presidente Bertin che sosteneva un cartello emblematico (“Rispettosi e mazziati”) e che ha esordito con la celebre frase di “Quinto potere” per sostenere come si sia ad un punto di non ritorno: «Mentre a Roma continuano a pensare a come ridistribuirsi le cariche, noi andiamo incontro alla morte delle nostre imprese. Nessuno nega che ci sia un problema sanitario enorme, ma nessuno deve pensare che non ci sia anche una pandemia economica che, se non sarà corretta, rischia di lasciare le nostre città senza bar, senza ristoranti e senza negozi e le famiglie nostre e quelle dei nostri collaboratori, senza reddito». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario dell’Appe, Filippo Segato, che richiamandosi al tavolino che era stato preparato dove finiva il tappeto nero, ha voluto ricordare come un mondo che in questi mesi si è costantemente preparato ed adeguato, non abbia oggi la possibilità di accogliere le persone: «Infatti - ha aggiunto - non abbiamo messo le sedie». Ma la manifestazione organizzata dalle sigle di Confcommercio ha avuto il pregio di accendere un riflettore anche su tante altre situazioni di estrema difficoltà nel comparto del terziario, di fatto se non proprio azzerato, sicuramente alle corde. Così hanno preso la parola, o erano presenti, oltre a baristi e ristoratori, anche rappresentanti delle sale da ballo, degli ambulanti, del comparto del wedding, degli agenti di commercio, delle scuole di lingue. «Ci attendiamo risposte rapide - ha concluso Bertin - e ci attendiamo soprattutto di non essere i soli a pagare».

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