«Giunte in Prefettura 2.000 richieste di deroga dalle imprese padovane»: la denuncia dei sindacati

Nella mattinata di venerdì 27 marzo si è tenuto in videoconferenza l'incontro tra il Prefetto di Padova, Renato Franceschelli, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Padova a proposito delle richieste di deroga che stanno avanzando le aziende del territorio provinciale escluse dalla possibilità di proseguire la loro attività

Nella mattinata di venerdì 27 marzo si è tenuto in videoconferenza l'incontro tra il Prefetto di Padova, Renato Franceschelli, e i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Padova a proposito delle richieste di deroga che stanno avanzando le aziende del territorio provinciale escluse dalla possibilità di proseguire la loro attività.

L'incontro

I sindacalisti hanno esordito ringraziandolo della celerità con cui ha convocato la riunione e dell'attenzione che ha sempre riservato al mondo del lavoro, per poi ribadire il principio che è alla base di tutte le richieste e le mobilitazioni che i rappresentanti dei lavoratori hanno portato avanti sia a livello locale che a livello nazionale fin qui: la salute viene prima di ogni altra esigenza, tutelare la vita di chi lavora vuol dire contribuire in maniera decisiva alla lotta alla diffusione del contagio da Coronavirus. Hanno espresso soddisfazione per la scelta del Governo di rivedere la lista delle imprese considerate essenziali, restringendo le maglie che erano state eccessivamente allargate dopo la pressione esercitata dalle associazioni datoriali, e hanno manifestato tutta l'intenzione di tenere alta la vigilanza nei confronti di chi chiede di poter continuare a produrre sul nostro territorio, richiesta che deve essere supportata da motivazioni rigorose che vanno verificate volta per volta.

Il commento

Dichiarano all'unisono Aldo Marturano (Cgil), Samuel Scavazzin (Cisl) e Riccardo dal Lago (Uil): «Il Prefetto ci ha informati che sono giunte richieste di deroga da oltre 2.000 aziende e ha assicurato che saranno vagliate con molta attenzione, mettendo insieme le competenze della stessa Prefettura con quelle della Camera di Commercio, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco. Il criterio da rispettare è innanzitutto quello di produrre beni che rientrano nelle filiere che i provvedimenti del Governo hanno considerato fondamentali. Poi sarà resa possibile, come è ovvio che sia, la vigilanza degli impianti e la loro messa in sicurezza. Ci verrà comunicato l'elenco delle imprese cui non è stata negata l'autorizzazione e avremo la possibilità di segnalare i casi nei quali riteniamo, dopo un attento confronto con i lavoratori e i delegati, che i suddetti criteri non sussistano. Non è il momento delle furbizie né degli atteggiamenti irresponsabili. Il profitto e le ragioni economiche non possono che passare in secondo piano quando è in gioco la vita delle persone. Per questo, assicurando la massima collaborazione alle Istituzioni, verificheremo caso per caso sia le caratteristiche dell'attività svolta sia il rispetto delle norme sulla sicurezza previste dal Protocollo nazionale e dall'Accordo regionale. Anche il Prefetto ci ha garantito la massima vigilanza in tal senso: laddove comunque i requisiti previsti non siano soddisfatti chiederemo di fermare la produzione e metteremo in campo tutte le azioni utili a ottenere questo risultato».

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Strutture sanitarie

Sottolineano inoltre i tre rappresentanti sindacali: «Anche le pubbliche amministrazioni devono rispettare le indicazioni previste dalle norme, favorendo il tele lavoro e mantenendo attive solo le funzioni realmente indifferibili. In questi giorni continuiamo a registrare ancora ritardi e confusione in proposito. Abbiamo anche espresso grande preoccupazione per la situazione nelle strutture sanitarie, dove i lavoratori stanno facendo sforzi straordinari per curare le persone, arrivando a rischiare la salute e perfino la vita. Non dissimile è la situazione nelle case di riposo, dove si sono ormai ammalati tantissimi anziani e sono stati contagiati molti operatori. I dispositivi per la sicurezza individuale vanno concentrati soprattuto lì, oltre che nelle aziende che rimarranno aperte. Anche per questo è bene che tutto ciò che non è fondamentale sia fermato, vista la scarsità di questo materiale fondamentale per salvaguardare le lavoratrici e i lavoratori che non possono permettersi di rimanere a casa. Solo risolvendo nel più breve tempo possibile l'emergenza sanitaria, potremo far ripartire la nostra economia. Adesso la priorità è salvare quante più vite possibili».

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