«Buttati 20 quintali di radicchio a causa del Coronavirus»: la testimonianza da Piove di Sacco

Paola Franceschin, titolare dell’omonima azienda agricola di Piove di Sacco e responsabile di zona della Confederazione Italiana agricoltori: «Noi produttori non avevamo mai fatto i conti con una battuta d’arresto del comparto agroalimentare di tali proporzioni»

Paola Franceschin

«Abbiamo dovuto buttare 20 quintali di radicchio di Verona e variegato di Castelfranco a causa dell’emergenza Coronavirus»: significativa la testimonianza di Paola Franceschin, titolare dell’omonima azienda agricola di Piove di Sacco e responsabile di zona della Cia, Confederazione Italiana agricoltori.

Paola Franceschin

Prosegue Paola Franceschin: «Vendiamo i nostri prodotti d’eccellenza al Maap, il mercato agroalimentare cittadino. La struttura, nostro malgrado, sta registrando un complessivo calo di domanda di ortofrutta». Non giungono infatti richieste da parte dei negozi di frutta e verdura di prossimità sparsi in tutta la provincia. Questo perché vi è un sostanziale decremento del flusso dei clienti negli stessi: escono dalle proprie abitazioni solamente per necessità stringenti. «A cascata ce ne rimettiamo tutti». L’imprenditrice ha lasciato letteralmente nei campi qualcosa come mezzo ettaro di radicchio. «In questo periodo, in realtà, è fisiologica una riduzione delle vendite, è sempre stato così ogni anno». Tuttavia, prosegue, «noi produttori non avevamo mai fatto i conti con una battuta d’arresto del comparto agroalimentare di tali proporzioni. Siamo già in sofferenza adesso, non so cosa accadrà nel breve-medio termine». Pure nel suo punto vendita gli affari non vanno come al solito. «Qui stanno venendo solamente i clienti affezionati. In linea generale, però, c’è poco giro. Ho come l’impressione che la gente preferisca stare a casa, limitando al massimo gli spostamenti».

Paola Franceschin-2

La testimonianza

Marco Zambon, presidente dell’associazione Dalla Terra alla tavola, è titolare di un’azienda agricola di Monselice. L’asparago è una fra le primizie prodotte, la cui varietà precoce è peraltro già pronta. A motivo dell’emergenza sanitaria in atto, osserva, il Consorzio dell’Asparago di Pernumia non riesce a reperire sufficiente manodopera. «Il Consorzio è composto da venti imprese agricole, cui fanno capo 250 operai stranieri, soprattutto romeni, che normalmente fanno la stagione, da metà marzo a metà maggio. Ci riferiscono che non se la sentono di venire in Italia. Anche perché, una volta rientrati in Romania, sono tenuti a sottostare ad una quarantena di due settimane. Di fatto, per loro il gioco non vale la candela. Una grave problematica per le attività agricole del territorio, le nostre forze non sono sufficienti». -20%, inoltre, per i mercatini agricoli. «Mancate vendite significano, di conseguenza, minori redditività».

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La richiesta

Conclude Roberto Betto, presidente di Cia Padova: «Chiediamo che si intervenga con un piano straordinario di aiuti economici alle aziende agricole che subiscono danni sia nella produzione che nella vendita dei prodotti, e che veda la Regione direttamente coinvolta nella gestione ed erogazione dei finanziamenti. Vengano annullati, non sospesi, i contributi previdenziali Inps, Inail relativamente alle attività agricole, in quanto la perdita odierna non è recuperabile successivamente e quindi causerebbe difficoltà nel pagamento futuro. Occorre infine garantire liquidità alle imprese agricole per estinguere i debiti bancari attraverso mutui a tasso zero». Per ovviare alla questione degli operai stagionali che non si trovano, Cia Padova propone infine che si ritorni all’utilizzo dei voucher semplificati.

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