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«Oggi allevare un bovino costa 60 euro in più»: la denuncia di Cia Padova

«Il ciclo di allevamento minimo dura 200 giorni, quindi i conti sono presto fatti. Crescono le spese e contemporaneamente diminuiscono i margini di guadagno»

Carne bovina, il settore è in sprofondo rosso (anche) a motivo della pandemia: sono centinaia gli allevamenti in provincia che, con lo stop dell’Horeca, rischiano di lavorare in perdita.

60 euro in più

Nel 2019 il valore complessivo della produzione, a livello provinciale, è stato di 90 milioni di euro (ultimi dati disponibili, fonte Veneto Agricoltura). Oggi però, come sottolinea Cia Padova, non si vede alcuna luce in fondo al tunnel. Fra i motivi principali di una congiuntura particolarmente delicata, il fatto che le carni provenienti da Polonia, Germania e Irlanda, di norma destinate ai mercati nordafricani e della Turchia (che risultano attualmente chiusi a causa del covid), sono ferme nel nostro Paese e finiscono così sugli scaffali dei supermercati. «Diventano dei nuovi concorrenti, quando i prodotti made in Italy sono i migliori in termini di qualità a livello mondiale», precisa la stessa Cia. E c’è un’altra criticità: oggi allevare un bovino da carne costa tra i 50 e i 60 euro in più rispetto ad un anno fa, in periodo pre-covid. In tempi “normali” mantenere un capo prevede un’uscita media di 3 euro al dì, tutto compreso. Adesso l’investimento è di 3,25 euro. «Il ciclo di allevamento minimo dura 200 giorni - spiega il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini - quindi i conti sono presto fatti. Crescono le spese e contemporaneamente diminuiscono i margini di guadagno». Colpa dell’aumento del prezzo delle materie prime agricole: un quintale di soia proteica costa all’imprenditore agricolo 48 euro, nel 2020 il prezzo era fissato a 35 euro al quintale (+30%); la crusca viene venduta a 19 euro al quintale, mentre dodici mesi fa la quotazione era di 11 euro al quintale (+39%). Attualmente il frumento vale 22 euro al quintale, nel 2020 veniva 18 euro al quintale (+19%). Il mais è venduto a 20 euro al quintale, solo un anno fa era a 17,5 euro al quintale (+12,5%). Quanto a materie prime, l’Italia è autosufficiente al 50%; il resto della quota parte viene importato. In questa fase, tuttavia, la Cina se le sta accaparrando tutte, togliendole di fatto dal mercato: «Ed ecco che i prezzi delle stesse salgono vertiginosamente».

Cia Padova

Secondo Cia Padova, per tentare di uscire dalla crisi «serve un’azione congiunta e strutturale da parte delle Istituzioni finalizzata alla valorizzazione delle tipicità. Oltre ad accordi ad hoc con la grande distribuzione che mirino ad un equo reddito a favore degli agricoltori. Non certo dei contratti al ribasso, siglati con la sola speranza di piazzare in qualche modo i prodotti». Occorre, in altri termini, «che tutti gli attori rimangano uniti. Ci salviamo unicamente in questo modo: la carne italiana ha un valore aggiunto rispetto a quella estera: è supercontrollata e genuina». Nell’ultima Legge di Bilancio il Governo ha inserito 10 milioni di euro per favorire la ripartenza della zootecnia. Conclude Antonini: «Guardiamo con favore a questi contributi. Non sono però sufficienti a rimettere in piedi il settore, va attivata un’iniziativa di sistema. A tale proposito chiederemo un intervento ad hoc all’esecutivo, affinché ascolti le istanze provenienti dagli allevatori».

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