Il successo del concordato in bianco non è il male ma il sintomo del male

Seppure si possano registrare abusi della procedura introdotta nel 2012 alla base dell’aumento delle richieste, più gravi risultano i comportamenti che tendono a occultare artificiosamente la crisi di impresa

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

La crisi sta mettendo in ginocchio il tessuto economico della nostra Regione durante i primi tre mesi del 2013 in tutto il Nord Est ha fatto registrare un'impennata delle procedure di concordato del 24% rispetto al primo trimestre del 2012. Numeri che spaventano.

Le aziende in crisi, allo stremo delle forze, chiudono e l'effetto negativo si moltiplica, in quanto nella maggior parte dei casi la chiusura di una azienda comporta il mancato pagamento di gran parte dei debiti, anche per questa ragione, dal settembre 2012, il legislatore è intervenuto affinando gli strumenti già presenti nel nostro ordinamento per affrontare la crisi di impresa per via giudiziale introducendo il "concordato in bianco". che permette all'imprenditore in crisi di ottenere gli effetti benefici dell'accesso alla procedura giudiziale e di avere poi il tempo per predisporre un piano sensato da presentare ai creditori per il pagamento delle proprie pendenze.

Il "concordato in bianco" ha avuto immediatamente ampia diffusione tanto che presso il Tribunale di Padova le domande di concordato preventivo presentate nel 2011 erano state 40; nel 2012, fino al mese di agosto (ancora quindi con la vecchia normativa) erano state 47, mentre le domande di concordato preventivo presentate nel 2012, dopo la introduzione della nuova normativa, sono state 69 di cui ben 68 "in bianco".

Nel 2013, fino al corrente mese di maggio, le domande di concordato preventivo presentate sono già 68. Una crescita esponenziale.

Una valutazione è d'obbligo: se punto di vista del debitore in crisi, di certo il "concordato preventivo in bianco" ha apportato dei benefici riducendo le difficoltà che si incontravano nella predisposizione del piano concordatario avendo a che fare con una situazione in evoluzione e con il rischio di perdere ogni possibilità di soddisfazione dei creditori; parrebbe altresì che tale strumento possa essere una garanzia anche per il creditore in quanto il debitore che si affida a tale strumento di fatto pone la propria azienda sotto il controllo del Tribunale, fintanto che non venga presentata la proposta ai creditori, di fatto ponendo l'azienda a garanzia degli importi vantati dai creditori.

È chiaro quindi che il creditore di fatto beneficia del controllo giudiziale sull'attività del proprio debitore in crisi.

Si può quindi pensare che la cd domanda di "concordato in bianco" abbia, in una situazione di crisi di impresa, l'effetto di permettere sia al debitore che al creditore di ottenere gli effetti benefici dell'instaurarsi di una procedura giudiziale

Da rilevare tuttavia che nella pratica sono accaduti casi in cui i debitori insolventi tendono ad abusare della domanda di concordato preventivo in bianco, ritenendola erroneamente la panacea di tutti i mali ma occorre osservare che per come strutturata una procedura concordataria non si improvvisa e non permette al debitore di "salvare" i propri beni - spesso posti a garanzia del debito - né di sfuggire al pagamento dei propri debiti.

Seppure il debitore assoggetti al Tribunale la propria azienda al momento dell'acceso alla procedura di concordato, occorre tuttavia che la presentazione di una domanda di concordato preventivo in bianco abbia alle sue spalle una pianificazione e necessita l'aver previamente esaminato i numeri a disposizione e l'aver previsto almeno in linea di massima la possibilità verosimile di soddisfacimento, anche solo parziale, dei creditori; proprio per evitare stratagemmi utili esclusivamente a prolungare una agonia, posticipando, se pure di poco, il fallimento dell'impresa e contribuendo ad aggravare il lavoro dei Tribunali.

A conti fatti, in sostanza, con molta maggiore preoccupazione dovrebbero essere guardati i casi di imprese in crisi che, nonostante le novità legislative, continuano a non ricorrere alla procedura giudiziale ma occultano l'insolvenza ai creditori, quando va bene rischiando di favorire involontariamente i creditori più aggressivi a discapito dei creditori più deboli e, quando va male, con lo scopo di sottrarre il patrimonio aziendale alla garanzia dei creditori.

Dott. Remo Davì, Consigliere dell'Ordine dei Commercialisti di Padova
Dott. Alessandro de Franceschi, Coordinatore della commissione area giudiziale Ordine dei Commercialisti di Padova

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