"La crisi di governo costerà più di 300 milioni all'economia padovana": la denuncia di Confapi

Stando a Fabbrica Padova l’aumento dello spread arriverà a pesare per 91 milioni di euro sulle tasche dei contribuenti della provincia, mentre se l’Iva salirà l’aggravio sulle famiglie sarà di altri 212 milioni di euro

Una crisi che costa. E molto. Con la caduta del governo Conte diventa sempre più probabile l’ipotesi dell’attivazione delle clausole di salvaguardia, cioè l’aumento Iva dal 22 al 25,2% (e dal 10 al 13% per l’imposta ridotta) e, contemporaneamente, occorrerà fare i conti con il pericolo spread. Ma quanto costerebbe la mancata sterilizzazione delle clausole per l’economia padovana, sommata poi alla spesa per gli interessi sui nostri titoli?

"Aggravio di 91 milioni di euro"

Partendo da quest’ultimo punto, va considerato che nel solo 2019 l’Italia arriverà a versare 2,8 miliardi di euro di maggior interessi sul debito collocato. Per ogni Btp, in altre parole, il Paese ha dovuto pagare un premio di rischio maggiore rispetto a quanto promesso dai governi dei principali stati europei e lo stesso accadrà nel 2020, quando l’incremento della di spesa sulle emissioni sarà dell’ordine di 2,3 miliardi. Nel complesso si tratta di oltre 5 miliardi. Considerando l’incidenza dell’economia provinciale su quella nazionale, Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, ha calcolato un aggravio di circa 91 milioni di euro. Per quanto riguarda la mancata neutralizzazione delle clausole di salvaguardia, i costi sono invece pari a circa 212 milioni, considerando un’incidenza media di 541 euro a famiglia e i 392 mila nuclei familiari presenti in provincia. Va ricordato che, secondo i piani approvati dall’Europa, l’approvazione del Def deve arrivare entro il 27 settembre, della bozza della manovra economica entro il 15 ottobre e, infine, della legge di bilancio entro il 31 dicembre. Sommando i due elementi, si arriva a più di 300 milioni di euro di costi per l’economia padovana.

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Le reazioni

«I tempi necessari per le elezioni e la formazione del nuovo governo, a essere realistici, impedirebbero all’esecutivo di trovare i 23,1 miliardi necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia. E, in tal caso, le nuove aliquote entreranno in vigore dal 1° gennaio 2020», evidenzia Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova, l’associazione delle piccole e medie industrie del territorio. «È evidente che è un pericolo da scongiurare, perché, come abbiamo ribadito più volte, offrendo dati statistici a rafforzare il concetto, sarebbe un danno enorme per la nostra economia. Detto questo, lo spettacolo offerto in questi mesi da una maggioranza litigiosa ed eterogenea, che spesso ha privilegiato gli interessi del proprio elettorato a quelli della nazione, è stato indecoroso. E, come di recente ha ribadito il presidente nazionale di Confapi Maurizio Casasco, la situazione del Paese, le nostre imprese, i nostri imprenditori richiedono un forte senso di responsabilità. Tutti, nessuno escluso e soprattutto i rappresentanti della politica, devono avere in mente solo il bene dell’Italia. E il bene dell’Italia, secondo noi, passa oggi attraverso un governo istituzionale che sterilizzi le clausole di salvaguardia e dia corso ai decreti attuativi principali in attesa di approvazione, ma anche che elabori una legge elettorale diversa da quella attuale e in grado di fornire una maggioranza stabile e duratura, in modo da non ritrovarci a breve di nuovo nella stessa situazione. E poi che si vada al voto. Non vogliamo mezze misure: abbiamo bisogno di certezze, di interventi coraggiosi, di progetti credibili a livello nazionale ed europeo. Se non si trovano soluzioni capaci di dare stabilità, meglio andare alle elezioni. Evitiamo giochi e giochetti che potrebbero farci ancora più male».

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