I dati Unioncamere mettono a nudo il “bluff” delle aperture domenicali

Zilio (presidente Ascom Confcommercio di Padova): “Calano i consumi e cala anche l’occupazione: le liberalizzazioni montiane stanno favorendo l’attacco della grande distribuzione al commercio di vicinato”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

“Il re è nudo”. Prende a prestito la famosa affermazione della favola di Andersen, Fernando Zilio, presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, per commentare i dati diffusi da Unioncamere sui consumi e sull’occupazione nel commercio.

“Unioncamere Veneto ed il suo presidente Alessandro Bianchi– dichiara il presidente dell’Ascom padovana – mettono lodevolmente a nudo tre dati inconfutabili. Primo: i consumi sono in drammatico calo (-5,1% rispetto allo stesso periodo del 2011), calano di più negli ipermercati e nei grandi magazzini e nei punti vendita di media e grande dimensione toccano addirittura il -7,4%; secondo: se è vero che aumentano i dipendenti della grande distribuzione (+1,5%), è altrettanto vero che calano dell’1,5% i dipendenti dei piccoli negozi, per cui se la matematica non è un’opinione, questo significa che non c’è nessun guadagno in termini di posti di lavoro; terzo: la chiusura di 3.500 negozi, solo in parte compensati dall’apertura di 1.620 nuove attività, denuncia un’altra misconosciuta verità, ovvero che tutti quei titolari sono a spasso e, magari, anche con debiti sulle spalle. Se questi sono i risultati delle liberalizzazioni montiane …”

Le aperture domenicali, in altre parole, secondo il presidente dell’Ascom, non servono né ad aumentare i consumi né ad aumentare l’occupazione, ma servono alla grande distribuzione per attaccare il commercio tradizionale, metterlo alle corde e, una volta ridotto ai minimi termini, fare propria la quota di mercato di questi ultimi.

“Purtroppo – continua Zilio – si perpetua la consueta cattiva informazione da parte della grande distribuzione organizzata che, è sempre bene ricordarlo, è in buona parte in mano straniera. Dapprima, con la scusa (fasulla) dell’allineamento all’Europa cerca di imporre in Italia ciò che non riesce a fare negli altri Paesi. In questo modo non solo violenta le nostre abitudini e le nostre tradizioni, ma mette in difficoltà, accanto al commercio tradizionale, anche la media distribuzione locale che, infatti, a più riprese si è espressa in favore di un equilibrio tra domeniche a aperte e domeniche chiuse. Di questo il governo dovrebbe farsi carico e per questo speriamo che la Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi in proposito, metta la parola fine ad una sfregio che, lo dimostrano i dati di Unioncamere, non aiuta i consumi e non aiuta nemmeno l’occupazione visto che la maggior parte dei nuovi occupati è a tempo parziale e con contratti a termine mentre invece i posti persi nel commercio di vicinato a causa della chiusura dei negozi, sono praticamente tutti a tempo indeterminato”.

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