Mercoledì, 23 Giugno 2021
Economia

«Perdita di reddito dei lavoratori ed esplosione del ricorso agli ammortizzatori sociali»: l'allarme

Sono dati decisamente inquietanti quelli che emergono dalle prime analisi statistiche svolte dal Caaf Cgil di Padova che ha messo sotto analisi le prime 25mila dichiarazioni dei redditi eseguite da quando, lo scorso 19 aprile, è iniziata la campagna fiscale

Sono dati decisamente inquietanti quelli che emergono dalle prime analisi statistiche svolte dal Caaf Cgil di Padova che ha messo sotto analisi le prime 25mila dichiarazioni dei redditi eseguite da quando, lo scorso 19 aprile, è iniziata la campagna fiscale. Tra queste, oggetto della ricerca, sono le 8.000 derivanti da lavoro dipendente: il 53% (4.240) di uomini e il 47% (3.760) di donne.

Dichiarazioni dei redditi

La novità costituita dall'analisi svolta quest’anno consiste che è che è stata condotta attraverso il confronto dei medesimi codici fiscali, vale a dire che raffronta i redditi dichiarati nel 2020 e del 2021 dello stesso dichiarante per poi trarre le medie. Non è quindi una proiezione, è proprio un dato reale. «I numeri sono piuttosto chiari - spiega Lisa Contegiacomo, Amministratrice Delegata del Caaf Cgil di Padova - e ci dicono, innanzitutto, che se guardiamo le differenze di reddito superiori ai 500 euro del campione analizzato, risulta che il 44% ha dichiarato meno rispetto dell’anno precedente, il 29% ha guadagnato di più mentre il 27% ha mantenuto lo stesso reddito. Ora, facendo un confronto che coinvolge tutti, sia chi ha perso che chi ha guadagnato o è rimasto allo stesso livello di reddito, la perdita media risulta contenuta, dato che è del 2%. Ma se andiamo ad analizzare solo i redditi di coloro che hanno dichiarato di meno, quel 44% di dichiaranti sul totale, risulta che per loro la perdita complessiva è stata mediamente di 3322 euro, praticamente due/tre mensilità, che coincide con un 13% in meno. Non è poco. Confrontando l’impatto delle perdite sul genere, vediamo che sia uomini che donne perdono circa il 2% (percentuale che comprende tutti: sia chi ha dichiarato meno, che di più o uguale) solo che gli uomini passano da una media di 27.892 euro a 27.223 euro, mentre le donne scendono sotto i 20 mila euro: da 20.225 euro a 19.806 euro e va considerato anche che nel campione totale le donne sono di meno, il 47% rispetto al 53% costituito da uomini. Per quanto riguarda i giovani, intesi come under 35, il loro reddito subisce anch'esso una contrazione: dai 19.071 euro del 2020 si scende ai 18.781 euro del 2021 e registra un -2%. E infine - conclude Lisa Contegiacomo - il dato di chi ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali: ben il 30%, praticamente un lavoratore o lavoratrice su tre, tra coloro che si sono rivolti a noi per la loro dichiarazione dei redditi, ha denunciato i versamenti diretti dell’Inps, com'era peraltro tenuto a fare. In tanti anni di esperienza, una percentuale mai vista neanche ai tempi della crisi del 2008».

Cgil

«Sono dati assolutamente sconfortanti – commenta Aldo Marturano, Segretario Generale della Cgil di Padova – che seguono quelli già pessimi dell'anno precedente. Voglio ricordare che già i dati del Caaf che avevamo presentato quasi un anno fa avevano palesato di come almeno 10 mila donne e altrettanti giovani, erano tornati a carico del coniuge o dei genitori, segno che avevano perso la loro entrata di reddito e quindi il lavoro. Si trattava soprattutto di gente con contratti da precario, impiegati soprattutto nei settori che hanno subito l'impatto più devastante della pandemia, penso al turismo, alla ristorazione, all'alberghiero, allo spettacolo, al wedding, a certi servizi. Non sono stati pochi ma, ripeto, erano quelli più esposti. La cosa che preoccupa di più è che con lo sblocco dei licenziamenti previsto a fine giugno, ora tocca a chi ha un contratto a tempo indeterminato a chi, magari, fino ad ora ha permesso alla propria famiglia di tirare avanti, dopo che coniuge (più spesso, ahimè, la moglie) o figli hanno perso il lavoro. E adesso come faranno? Una domanda del tutto lecita dal momento che siamo in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali che, se va tutto bene, dovrebbe vedere la luce in autunno. E i dati dimostrano che almeno un terzo dei lavoratori e delle lavoratrici della provincia patavina ha dovuto ricorrere, nel 2020, ad un ammortizzatore sociale. Ma qui consideriamo solo quelli che hanno dovuto dichiarare i versamenti diretti dell’inps. Mancano coloro, e non sono pochi, che non erano tenuti a dichiarare i versamenti, in quanto anticipati dal datore di lavoro. Significa che quella percentuale, già enorme, nella realtà, è ancora più alta. Come può il Governo non tenerne conto? A fronte di tutto questo promettiamo la nostra mobilitazione: non rimarremo inerti e passivi davanti all’impatto sociale devastante che certe scelte del Governo rischiano di produrre, a partire dallo sblocco dei licenziamenti, senza prima una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali che protegga tutti, per finire alla liberalizzazione dei subappalti. Sono i numeri a dircelo ma non dimentichiamocelo: ad ogni numero corrisponde una vita da cui, molto spesso, dipendono altre vite. Non smetteremo mai di ricordarlo».

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