rotate-mobile
Domenica, 4 Dicembre 2022
Economia

Non è cambiato niente, le donne continuano a guadagnare ancora il 40% in meno degli uomini

Il nuovo studio del Caaf Cgil al termine della Campagna Fiscale 2022: aumenta il gap salariale tra uomini e donne e modesta crescita del livello medio degli stipendi abbondantemente inferiore all’inflazione

Com’è consuetudine al termine di ogni campagna fiscale, anche quest’anno il Caaf Cgil Padova ha condotto un’analisi su un campione significativo di dichiarazioni dei redditi conseguiti nel 2021 e quindi elaborati nella campagna fiscale 2022. In totale, quest’anno il servizio fiscale della Cgil di Padova ha elaborato 62 980 modelli 730 (migliorando la già ottima quota raggiunta l’anno precedente con 62 256 dichiarazioni, registrando quindi un + 1,16%), tra queste sono state 53 588 quelle prese in esame.

I campioni

«Quest’anno – dice Lisa Contegiacomo, Amministratrice Delegata del Caaf Cgil Padova – abbiamo fatto due tipi di ricerche su due campioni diversi. La prima analisi si riferisce all’intero archivio di soggetti che possono essere oggetto di statistica, cioè che hanno redditi derivanti da pensione o lavoro ed è composta da 53 588 dichiarazioni dei redditi. Un campione (Pag 1) composto per il 54% di dichiarazioni di redditi di uomini e per il restante 46% di donne. Come si evince dal grafico contenuto a pag 2, si tratta di un campione composto per il 50% di donne e uomini con redditi da lavoro dipendente (29 152 persone), 25 252 pensionate e pensionati, il 44%, e per il 6% da “altro” (persone, al momento della dichiarazione dei redditi, inoccupate, disoccupate o di incerta collocazione tra le due categorie). Un campione, infine, dove il coniuge a carico è nel 94% dei casi, una donna, e solo il 6% è un uomo»

Pari opportunità

«Ebbene – si aggiunge Marianna Cestaro, Segretaria Confederale della Cgil di Padova con delega alle politiche di genere e pari opportunità – il primo dato che emerge dall’analisi fatta dal Caaf Cgil (grafico a pag 4) è la differenza dei redditi medi tra uomini e donne con il gap salariale che sale al 39,8%. Come si può vedere ai grafici della Pag 5, se guardiamo il campione totale riguardanti sia i redditi da pensione che da lavoro, quando si tratta di redditi bassi, sono sempre le donne a fare la parte del leone: sono circa l’85% (contro il 15% di uomini) ad avere redditi inferiori ai 10 mila euro, percentuale che praticamente si rovescia se guardiamo i redditi superiori ai 40 mila euro. In questo caso le donne che ne godono sono circa il 30% contro il 70% degli uomini. E se analizziamo i redditi derivanti da lavoro dipendente, le cose migliorano solo leggermente: tra chi guadagna meno di 10 mila euro, le donne sono l’80%, gli uomini il 20%. Mentre per ciò che riguarda i redditi sopra i 40 mila le cose rimangono uguali. Andando poi a vedere nello specifico, al grafico di pag 6, vediamo che il gap è del 31,4% nel mondo del lavoro dove gli uomini, in media, dichiarano 26.238,71 euro contro i 17.780, 57 delle donne, e rimane sostanzialmente invariato, al 39,2%, rispetto al dato generale (dove pesano l’alto numero di redditi minimi dei coniugi a carico) per le pensionate che denunciano una media di 13.558,21 euro annui, contro i 22.238,71 euro, di media, dichiarati dagli uomini».

Peggioramento

«Sono dati addirittura peggiori – attacca Marianna Cestaro – di quelli già pessimi dell’anno scorso. Aumentano le donne a carico, + 1% rispetto allo studio del 2021 dove erano il 93%, e aumenta il gap salariale di quasi 1 punto e mezzo in percentuale: dal 38,35% dell’anno scorso al 39,8% di quest’anno. Le donne a carico sono, di fatto, lavoratrici povere anche se, ai fini statistici, non vengono considerate tali bensì ‘seconde percettrici di reddito’ perché il reddito che viene preso a riferimento è quello familiare. E pure sui livelli di reddito (diversamente dagli uomini cui sono cresciuti passando da 23.901 a 24.231,79, cioè aumentando di 330,79 euro), già decisamente modesti dell’anno scorso, segniamo un ulteriore arretramento: da 14.734 del 2021 ai 14. 583,71 dichiarati, in media, nel 2022. Significano 150,29 euro in meno. Insomma: tra uomini e donne la forchetta si allarga. È il segno impietoso che le politiche per superare il gap salariale, che ricordiamo essere il quinto obiettivo per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, non funzionano e non riescono ad aggredire quella che è la madre di tutte le disuguaglianze. Questo risulta ancora più evidente in una provincia come la nostra dove nonostante vi sia un buon tasso di occupazione femminile (sono infatti il 45% delle dichiarazioni), le donne non riescono a uscire dalla segregazione salariale verticale cui sono sottoposte, ossia raramente raggiungono un livello apicale mentre sono tante, tantissime, quelle in part time con evidenti riflessi non solo sul loro stipendio ma anche sulle loro future pensioni, sul cui livello si aggiungono anche i limiti della cosiddetta “Opzione Donna”, la misura che agevola il loro accesso alla pensione ma al prezzo di un significativo taglio dell’assegno di mantenimento. Lavoro part time che definire volontario è una chiara forzatura perché, nella stragrande maggioranza dei casi, le donne vi ricorrono per poter conciliare il lavoro retribuito con un altro lavoro, ossia quello di cura verso figli e famiglia. Suggerirei – conclude la Segretaria Confederale della Cgil di Padova – al neonato Ministero per la Natalità di riflettere su questi dati: con stipendi simili è evidente il motivo per cui le donne non fanno figli. Forse per invertire la tendenza è proprio da qui che bisognerebbe partire».

Servizi fiscali

«L’altra analisi condotta dal nostro servizio fiscale – interviene direttamente il Segretario Generale della Cgil di Padova, Aldo Marturano – è stata realizzata estrapolando dall’archivio totale, un campione di 20 846 dichiarazioni dei redditi, composto per il 47% da donne e il 53% da uomini (grafico a pag 7) riferibili ai medesimi soggetti, cioè gli stessi codici fiscali, nel triennio 2020/21/22. Come si può vedere nelle tre annualità, considerato che i redditi della campagna fiscale del 2020 erano quelli del pre-pandemia, notiamo come l’anno successivo riferibile alla campagna fiscale 2021, sia per uomini e donne, i redditi siano calati di circa il 2% (gli uomini sono calati da una media di 28.508,10 euro a 27.971,44 euro nel 2021, mentre le donne, parimenti, sono calate da 20.798,80 euro a 20.535,99 euro) per poi, tornare l’anno successivo, quindi a pandemia sostanzialmente sorpassata, a ricrescere di circa il 3%. Discorso diverso invece per i giovani, cioè gli under 35, per i quali la curva, dai dati in nostro possesso, anche se leggermente, ha una crescita continua sia nel 2021 che nel 2022. Resta che, rispetto all’impennata dell’inflazione registrata a fine 2021 (intorno al 4%) e nel corso di quest’anno (abbondantemente sopra il 10%), si tratta di una crescita chiaramente insufficiente. Per iniziare – commenta Aldo Marturano – si conferma che la stragrande maggioranza degli utenti, l’85%, che si servono del nostro servizio fiscale ha un reddito inferiore ai 35 mila euro, ossia si trova in quella fascia che non aveva avuto nessun beneficio sostanziale dall’ultima riforma fiscale del precedente Governo e che più avrebbero avuto bisogno degli aiuti che noi chiediamo e per cui siamo scesi più volte in Piazza. A maggior ragione, questo vale per le donne che, come sottolineato dalla Segretaria Cestaro, si concentrano nella fascia che percepisce meno di 10 mila euro annui. E lo stesso discorso vale per i giovani. Lo studio – insiste e conclude il Segretario Generale della Cgil padovana – conferma quel che andiamo ripetendo da anni: in Italia abbiamo un serissimo problema legato al basso livello di stipendi e pensioni, chiaramente insufficienti a reggere il notevole aumento del costo della vita che stiamo registrando. Il Governo, dovrebbe affrontare innanzitutto questo problema ma non ci sembra sia in testa alle sue priorità visto che per iniziare ha promesso di alzare il tetto del contante (con quel che significa in termini di aumento del lavoro nero ed evasione) e fatto un Decreto contro i Rave, come se fossero questi i problemi. Al contrario, non ci stancheremo mai di ripetere che quel che serve è invece una riforma fiscale nel segno di una reale progressività, una seria lotta all’evasione e una maggior tassazione sugli extra profitti da cui recuperare risorse da destinare alla riduzione del cuneo fiscale nelle buste paga di lavoratrici e lavoratori (il cui peso va aumentato attraverso il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali) e pensando a disposizioni analoghe per aumentare le pensioni, senza dimenticare la necessità di misure  immediate che affrontino il caro energia sia per loro, cioè lavoratori e pensionati, che per le imprese. Accanto a questo è evidente che bisogna anche varare provvedimenti che riducano la precarietà e favoriscano l’assunzione stabile dei dipendenti. Si tratta di un pacchetto di misure urgenti che hanno anche la funzione di sostenere il mercato onde evitare entri in una crisi stagnante dovuto alla caduta della domanda interna. Atti legislativi ed economici da adottare in fretta che spettano al nuovo Governo, senza i quali non usciremo mai dalle difficoltà in cui versiamo e non sarà possibile nessun miglioramento della situazione».

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Non è cambiato niente, le donne continuano a guadagnare ancora il 40% in meno degli uomini

PadovaOggi è in caricamento