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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Economia

Economia padovana in ripresa ma alle aziende mancano 2,6 miliardi dalle banche

Il presidente Carlo Valerio ha fatto il punto sulla situazione congiunturale dell’economia padovana: «È evidente lo scollamento tra un’economia che, pur tra mille difficoltà, sta ripartendo, e un sistema creditizio che non le concede fiducia. Guardiamo però con ottimismo al nuovo anno»

Economia padovana, ci sono importanti segnali di ripresa in vista del 2018, ma anche 2,6 miliardi di euro che non tornano. Lo attestano i dati presi in esame da Fabbrica Padova, centro studi di Confapi. Da un lato si registrano il +4,3% dell’export della provincia nel terzo trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016 e la crescita del numero degli occupati, con un +8% rispetto a dodici mesi fa (anche se è un dato che va analizzato a parte). Dall’altro lato ci sono, appunto, 2,6 miliardi di euro che “mancano” alle Pmi, se si considera che i depositi alle banche della provincia sono aumentati di 1,844 miliardi di euro rispetto all’anno scorso, passando da 21,924 a 23,768 miliardi (+8,4%), mentre gli impieghi vivi sono scesi di 800 milioni, passando da 23,6 miliardi a 22,8 (-3,2%).

LA QUESTIONE BANCHE

«Sono soldi che non sono stati messi in circolo», commenta Carlo Valerio, presidente di Confapi Padova. «Ancora una volta parliamo di liquidità che poteva essere destinata alle imprese e che invece è stata fagocitata dagli istituti di credito. Oggi più che mai risulta evidente lo scollamento tra un’economia che, pur tra mille difficoltà, sta ripartendo, e un sistema creditizio che non le concede fiducia. Una situazione aggravata in Veneto dal cortocircuito delle principali banche del territorio. Ed ecco perché abbiamo voluto operare una scelta strategica di più ampio respiro, dando all’Associazione un ruolo diretto di advisor finanziario attraverso Confapi Credit, divisione che affianca le imprese in un percorso di analisi dei loro fabbisogni, offrendo nuovi strumenti per facilitare l’accesso al credito. Non solo, dallo scorso luglio nei nostri uffici opera Confapifidi, il Confidi di origine lombarda emanazione del nostro sistema associativo che, in qualità di intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia e accreditato dal Fondo di Garanzia, può ampliare le possibilità di accesso al credito con le Banche convenzionate. Una cooperazione, questa, che porta in dote le convenzioni con gli istituti di credito lombardi. Ci stiamo, insomma, adoperando per far sì che il sistema creditizio torni a rappresentare una risorsa e non una zavorra per le nostre imprese».

DATI

«Non mancano le “spine”, ma abbiamo comunque il dovere e la volontà di guardare al nuovo anno con fiducia, perché dall’economia del territorio arrivano indicazioni incoraggianti» prosegue Valerio. «Il dato relativo al commercio estero conferma una costante tendenza all’aumento nelle esportazioni, con indicatori particolarmente positivi per i settori della metalmeccanica, dell’agroalimentare e di strumenti medicali e occhiali. Per quanto riguarda l’aumento dell’occupazione, questo andamento positivo è determinato dall’aumento dei contratti a tempo determinato e dalle altre forme contrattuali non stabili (somministrazione, apprendistato), dato il calo dei contratti a tempo indeterminato. È la conseguenza di una trasformazione profonda e in atto da tempo: la nostra si sta sempre più trasformando in una società di servizi, che, per la sua stessa natura, ha bisogno di rapporti di lavoro più “agili” e flessibili rispetto a una società basata sulla produzione, le cui imprese entrano in attività con un forte investimento iniziale e hanno perciò la necessità di legarsi al lavoratore per un tempo più lungo. L’aumento dei lavoratori precari è, in altre parole, una diretta conseguenza della trasformazione del tessuto economico della società».

«Il tema ci è caro, anche perché, di contro, siamo convinti che Padova non possa perdere la sua vocazione industriale. In Veneto, e in questa città in particolare, esiste un tessuto di aziende metalmeccaniche solide, che lavorano per conto terzi ed esportano soprattutto in Germania. Un patrimonio che non va disperso e che anzi va tutelato e aiutato a rimanere al passo con i tempi. Dal canto nostro, per sostenere e valorizzare il capitale umano già presente e trasferire competenze manageriali nella piccola e media impresa, riteniamo di vitale importanza continuare a investire anche nel 2018 nella Scuola Padovana di Direzione Aziendale (S.PA.D.A.), attraverso la quale abbiamo coinvolto gli imprenditori - non solo i più giovani - in un percorso di formazione mirato a sostenerli nella loro crescita professionale. Lo facciamo perché è già il momento di prepararci per Industria 5.0, un sistema produttivo che tornerà a mettere il capitale umano al centro: la sfida a cui tutti siamo chiamati a farci trovare pronti è proprio quella di valorizzare l’artigianalità propria del nostro tessuto imprenditoriale grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, premessa per quello che potrà essere un vero e proprio nuovo Rinascimento industriale».

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