Nuovo protocollo sanitario, 4 milioni e mezzo di spesa per 4.500 aziende agricole padovane

La denuncia di Cia Padova: «Chiediamo alle autorità competenti di non aggiungere maggior burocrazia, i nostri agricoltori vengano messi nelle condizioni di poter fare il loro lavoro, senza aggravi»

4.500 aziende agricole padovane, con dipendenti e lavoratori stagionali, dovranno pagare in media mille euro a testa per rispettare le indicazioni previste dal protocollo sanitario finalizzato al contenimento del Covid-19 negli ambienti di lavoro agricolo, documento che in questi giorni è allo studio da parte dei Ministeri delle Politiche agricole, della Salute e del Lavoro e delle varie organizzazioni sindacali.

Costi

Fra sanificazioni degli ambienti per quelle imprese che al loro interno hanno dei punti vendita diretti (o delle sale, nel caso degli agriturismi), dispositivi di sicurezza quali guanti, mascherine e gel igienizzanti e continue disinfezione dei mezzi agricoli - serve un intervento ad hoc dopo ogni utilizzo - gli operatori della provincia investiranno da qui al termine dell’emergenza almeno 4 milioni e mezzo di euro. Maurizio Antonini, direttore di Cia Padova, rileva peraltro che nei prossimi mesi la cifra potrebbe essere addirittura rivista al rialzo «con conseguenti riduzioni dei margini di ricavi per gli stessi imprenditori. Concordiamo sulla necessità di giungere ad uno specifico protocollo a livello nazionale, tuttavia come sempre le norme vanno applicate col buon senso». A questo proposito lo stesso Antonini sottolinea che in agricoltura molti lavori vengono svolti all’aria aperta, dove peraltro è possibile mantenere la distanza di sicurezza di ben oltre un metro fra un soggetto e l’altro. «Si pensi, ad esempio, alle semine o alle raccolte nei campi. Dipendenti e stagionali non sono certo costretti a rimanere uno accanto all’altro. Chiediamo alle autorità competenti di non aggiungere maggior burocrazia, i nostri agricoltori vengano messi nelle condizioni di poter fare il loro lavoro, senza aggravi». Poco percorribile, appunto, l’obbligo di sanificare i trattori e/o i mezzi agricoli ogniqualvolta sono usati: «Già prima dell’emergenza sanitaria i controlli da parte delle autorità competenti erano costanti. Gli imprenditori agricoli hanno dimostrato grande responsabilità in questo senso, lo faranno pure d’ora in avanti. In ogni caso, occorre tener conto della peculiarità del lavoro stesso».

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Sicurezza

Per quanto riguarda la responsabilità del datore di lavoro qualora un dipendente si ammalasse di coronavirus, Cia Padova ricorda che «da sempre i collaboratori sono tutelati dal punto di vista sanitario. Non comprendiamo questo accanirsi, addirittura con eventuale responsabilità civile e penale, nei confronti degli imprenditori. Un lavoratore, stagionale o dipendente poco importa, può contagiarsi dovunque, non solamente in un’azienda». Conclude Roberto Betto, presidente di Cia Padova: «Le spese medie di 1.000 euro possono sembrare poca cosa agli occhi dei non addetti. In realtà, si tratta di uscite non preventivabili all’inizio dell’anno che mettono ancor più in difficoltà la filiera agroalimentare padovana. La sicurezza è in cima alla nostra agenda, asta che non diventi un elemento di rigidità altrimenti la nostra attività rischia la paralisi. Il nostro è un comparto primario, non dobbiamo correre un rischio del genere».

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