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Termee Euganee: tutti i numeri di un anno da dimenticare. Presenze a picco

Federalberghi: «Mesi con il 2% di presenze rispetto al 2019. Un incubo che si protrae nel 2021 con cifre analoghe e la sparizione del mercato estero»

«I peggiori dati della storia, non che fosse poi così difficile immaginarlo». Esordisce così Emanuele Boaretto, presidente di Federalberghi Terme Abano Montegrotto, alla lettura delle statistiche che lo hanno raggiunto in mattinata dagli uffici del Turismo della Regione Veneto. «Siamo di fronte alle conseguenze di una pandemia senza pari, ma anche di un susseguirsi di pessime decisioni governative legate al turismo, non ultime quelle legate alla Pasqua che hanno salvato gli albergatori spagnoli e massacrato gli italiani.

I dati

Se guardiamo il 2020, gennaio era iniziato sotto i migliori auspici, trainato dal Capodanno, con un'impennata di 13mila presenze in più rispetto al 2019. Febbraio 2020 ha retto in pareggio, nonostante intorno al 20 si iniziasse a parlare dei primi casi covid registrati a Vo’ Euganeo e successivamente al primo defunto per coronavirus, segnale che ha fatto iniziare a registrare numerose disdette.Da qui, le linee dei nostri grafici cadono a picco. Rispetto all'anno precedente, marzo 2020 registra l’8,5% delle presenze (22.552 unità), poiché dopo la prima settimana, siamo stati autorizzati ad accogliere solo quanti si recassero nelle nostre strutture per ragioni lavorative. Con aprile, uno dei mesi migliori per la ricettività del Bacino Termale Euganeo, si è toccato il minimo  storico, ovvero il 2% con 7.081 presenze, ed il 3% a maggio con 9.319. Da giugno gli hotel hanno ripreso a lavorare, con gli accorgimenti legati alla sicurezza, ma ovviamente i numeri non sono cresciuti quanto avremmo voluto a causa della paura diffusa dell'epidemia, dal prendere mezzi di trasporto, condividere spazi comuni in hotel come le piscine termali o il ristorante, usufruire del servizio di cura fango-massoterapica che implicasse un contatto con l’operatore. Se le presenze sono state il 16% (44.505) rispetto al 2019, va detto che è dovuto in larga parte anche agli stranieri scesi al 5%, mentre gli italiani iniziavano a mettere il naso fuori di casa con un 27%.

Quarantena stranieri

La quarantena imposta agli stranieri una volta rientrati nel loro paese, è continuata ad essere un problema anche nei mesi estivi, nonostante il turismo interno iniziasse a riprendere grazie al fatto che nelle nostre strutture gli spazi all'aperto siano preponderanti e, altrettanto, gli spazi comuni al chiuso siano sempre di grandi dimensioni. Luglio ha realizzato il 42% di presenze (89.796), agosto il 64%, toccando il picco annuale di 200.345 unità, settembre il 50% con 171.838. Ottobre, che nel 2019 aveva toccato il massimo numero annuale di presenze, si è dovuto limitare ad un 44% delle stesse, ovvero a 159.543 unità. L’incubo, dal quale non ci siamo mai svegliati e che ci continua a fare tremare, ha ripreso forza a novembre, con le nuove suddivisioni regionali in zone gialle, arancioni e rosse, che hanno reso gli hotel termali accessibili solo per quanti dovessero accedervi per motivi di lavoro o per fruire delle prestazioni coperte dai livelli essenziali di assistenza. Così, con 46.884 presenze, novembre ha registrato il 14% dell'anno precedente (con gli stranieri al 7%), mentre dicembre con 42.107 presenze, il 21% (stranieri all’8%). Trend che si allinea con quello di gennaio 2021, al 16% di presenze (29.882 unità), con gli stranieri al 6% rispetto al 2019.

  

Abbiamo motivo di ritenere che febbraio, marzo e aprile, registrino situazioni pressoché simili – chiosa Boaretto. – Più di qualche albergo, anche tra quelli che sono rimasti più a lungo chiusi finora, ha fissato la riapertura per il mese di maggio. Ma temiamo che comunque maggio e giugno siano mesi molto a rischio, in cui obiettivamente andremo in perdita. Senza una reale programmazione, sono più i costi che si attivano che le reali sicurezze. Tanto più che si riverseranno sul mercato contemporaneamente un gran numero di camere rispetto alla domanda effettiva da parte degli italiani, nostra unica clientela attualmente.

L'incertezza ci fa vivere in una continua situazione di rischio, i numeri lo testimoniano, in quanto non abbiamo effettive certezze di liberazione dai colori regionali, di un regolamento condiviso per quanto riguarda ingressi ed uscite dai Paesi UE, né dell'effettivo progredire in maniera spedita della campagna vaccinale. Venuta meno ogni possibilità di programmazione, con l’incertezza sempre più evidente del turismo estero, la scommessa reale continua ad essere spostata in là, probabilmente verso il secondo semestre dell'anno, se non da agosto.

La realtà è che se non ci muoviamo, perdiamo dei pezzi».

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