«Grazie al Recovery Fund si trovi il coraggio di ridisegnare il territorio»: l'appello

La visione dell'architetto padovano Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, viene appoggiata da Patrizio Bertin, presidente di Ascom Confcommercio Padova

«Grazie al Recovery Fund si trovi il coraggio di ridisegnare il territorio»: parole dell’architetto padovano Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, che trovano d’accordo il presidente di Confcommercio Veneto e Confcommercio Ascom Padova, Patrizio Bertin che proprio nei giorni scorsi aveva lanciato un monito sulla desertificazione delle città.

Territorio

Afferma Bertin: «Leggo che Cappochin più che sull’ecobonus del 110% che comunque avrà il pregio di trainare un po’ l’edilizia, fonda le proprie speranze di ripresa del Paese “sul coraggio di ridisegnare tutto il nostro territorio” proprio grazie ai fondi che dovrebbero arrivare dall’Unione Europea”». Cappochin, a dire il vero, nella sua analisi non va tanto per il sottile sostenendo che «in alcune periferie degradate occorrerebbe buttare giù interi quartieri e rifarli, riportando ospedali e presidi sanitari e garantendo servizi, a partire dai trasporti». E candida gli architetti e i pianificatori per un ruolo di primo piano a patto che si crei una cabina di regìa a livello centrale, perché «non si può demandare la pianificazione a singole regioni o ai sindaci e peggio ancora lasciare l’iniziativa ai privati». Commenta a riguardo Bertin: «È una posizione in qualche modo “estrema”, certamente “tarata” sui grandi centri urbani dove periferia e degrado rischiano di essere parole sovrapponibili, ma che ha comunque una base condivisibile: la valorizzazione dell’intero tessuto urbano che, per quanto ci riguarda, non presenta situazioni drammatiche». Il problema, semmai, è quello che Cappochin paventa nella sua analisi, ovvero «il sorgere di palazzine in mezzo al nulla in cui la gente attende anni per vedere arrivare un centro commerciale, una metropolitana o una scuola». Conclude in merito Bertin: «Ecco, non vi è dubbio che serva programmazione, anche se al posto dei supermercati noi rimaniamo dell’idea che più negozi di vicinato, distribuiti nel contesto vasto dell’edilizia urbana, assolvano molto meglio a quel ruolo che è alla base della tenuta sociale delle nostre comunità che, se denunciano gravi carenze, lo devono anche all’assenza di vetrine illuminate».

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