Economia

Giornata mondiale della desertificazione, l'appello di Coldiretti

«La siccità ormai è una costante per il nostro territorio, in particolare per la Bassa Padovana - spiega Massimo Bressan, Coldiretti Padova – e quasi ogni anno gli agricoltori si trovano a dover affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e della minore disponibilità d’acqua»

«La siccità ormai è una costante per il nostro territorio, in particolare per la Bassa Padovana - continua Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – e quasi ogni anno gli agricoltori si trovano a dover affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici e della minore disponibilità d’acqua». E’ quanto afferma Coldiretti Padova  in occasione della Giornata mondiale della desertificazione istituita dalla Nazioni Unite per il 17 di giugno e dedicata quest’anno proprio al problema della carenza idrica. Nella nostra provincia la penuria d’acqua si fa sentire soprattutto nella Bassa Padovana, dove circa il 40% del territorio non è ancora raggiungo dall’irrigazione. Nonostante il costante impegno dei Consorzi di Bonifica nel mantenimento della rete idraulica di irrigazione e nella progettazione di nuovi interventi, in attesa di finanziamento, la situazione resta preoccupante e la penuria d’acqua si fa sentire soprattutto con gli ormai ricorrenti periodi di siccità. La primavera 2021 è stata particolarmente piovosa, ricorda Coldiretti Padova, con piogge abbondanti e neve in grande quantità in montagna.

Scorte

«Le scorte per queste settimane ci sono, poi dipende da come evolverà l’estate – aggiunge Bressan – Intanto gli agricoltori continuano a mettere in campo interventi per prevenire il rischio di penuria d’acqua. Chi può si è organizzato con nuovi sistemi di irrigazione oppure ha convertito la produzione privilegiando coltivazioni che richiedono un minor apporto di acqua. Resta poi il problema che una vasta area della Bassa Padovana, a sud di Este e Montagnana in particolare, non è raggiunta nemmeno dalla rete di irrigazione e scarseggiano pure i pozzi artesiani. Le aziende agricole a ridosso dell’Adige o dei principali canali irrigui riescono invece ad attingere l’acqua, ovviamente sostenendo costi importanti che vanno ad incidere negativamente sulla redditività già critica per il settore primario».

Acqua

«Senz’acqua non c’è agricoltura. – continua il  presidente di Coldiretti Padova – e di fronte ai cambiamenti climatici estremi degli ultimi anni vanno assicurate le portate delle concessioni idriche, attuando il risparmio irriguo, ammodernando la rete e realizzando nuovi invasi utilizzando le cave dismesse e i bacini. I fenomeni straordinari con alluvioni e stagioni monsoniche impongono il grande tema della sicurezza idraulica che si attua con il governo dell’acqua dei comprensori di bonifica. Occorre trattenere l’acqua quando c’è nelle infrastrutture e laddove necessario realizzare opere di laminazione per arginare le calamità atmosferiche».

Risparmio idrico  

Per favorire un risparmio idrico del 30% e incrementare la capacità di irrigazione , Coldiretti propone un intervento immediatamente cantierabile che prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi diffusi nel territorio e con un basso impatto paesaggistico, in grado di trattenere l' acqua per poi distribuirla all' agricoltura. Il piano della Coldiretti sulle risorse idriche per il Recovery Plan punta alla transizione verde in modo da risparmiare per l’appunto il 30% di acqua per l’irrigazione, diminuire il rischio di alluvioni e frane, aumentare la sicurezza alimentare dell’Italia, garantire la disponibilità idrica in caso di incendi, migliorare il valore paesaggistico dei territori e garantire adeguati stoccaggi per le produzioni idroelettriche green in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030.  Un progetto ideato ed ingegnerizzato e poi condiviso con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti con il coinvolgimento anche di Università.

Incognita

Un'altra incognita, aggiunte Coldiretti Padova, è rappresentata dalla norma del “deflusso ecologico” che rischia di impoverire la pratica irrigua e provocare danni all’agricoltura e all’ecosistema dei nostri territori, soprattutto a fronte di periodi sempre più ricorrenti di siccità”. Dagli agricoltori di Coldiretti arriva l’appello alla Regione per valutare le giuste deroghe alla Direttiva Quadro delle Acque, la norma europea che prevede l’introduzione del “deflusso ecologico”. Un aspetto che riguarda da vicino migliaia di agricoltori della nostra provincia lungo le aste dei principali fiumi, sia della Bassa ma anche dell’Alta Padovana, attraversata dal fiume Brenta, e di tutta la fascia delle risorgive. Si tratta di una questione che risponde ad un programma europeo sulla protezione della risorsa idrica. Per raggiungere “lo stato buono” del distretto idrografico veneto, tra le misure previste, c’è anche l’introduzione del “deflusso ecologico” che impone un maggiore rilascio delle acque a valle delle opere di presa lungo i fiumi. Da più parti sono arrivati segnali di preoccupazione per l’applicazione del regolamento: comunità locali, consorzi di bonifica, anche l’Enel, hanno manifestato le loro riserve. «Servono giuste deroghe e un confronto costruttivo con i portatori di interesse – osserva Bressan - diversamente gli imprenditori agricoli dovranno per l’ennesima volta affrontare un’imposizione calata dall’alto, inspiegabile ed anacronistica che, tra l’altro, graverà anche sulla vivibilità di tutto il territorio veneto ed in particolare su molti centri abitati».

Impatto

In particolare l’impatto negativo imposto dai nuovi limiti in un contesto di cambiamento climatico sarebbe un danno per l’agricoltura. La pratica irrigua fortemente ridimensionata metterebbe a rischio tutte le coltivazioni già alle prese con le variazioni del clima che portano ad annate siccitose con lunghi periodi di assenza di pioggia. Il surriscaldamento del pianeta non è un segreto per nessuno se si considerano che gli ultimi dieci autunni sono stati i più caldi registrati dopo il 2005. Da considerare che il deflusso ecologico coinvolge tutti i corsi principali e i torrenti del territorio regionale – precisa Coldiretti – per cui il problema è veneto e ha ricadute economiche che toccano diversi aspetti socio culturali, turistico ambientali.

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