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Home restaurant: "Furbetti del web a Padova affari per 360mila euro"

La denuncia di Confesercenti: "Imprese abusive della ristorazione che si mascherano da cuochi amatoriali e usano il fenomeno per fare concorrenza sleale, evitando il rispetto delle normative previste dalla legge"

Il social food è una tradizione culinaria culturale nata dall'esigenza di sfamare in casa vicini e operai, in tempi passati di "fame", anche economica, e mancanza di offerta di ristoranti. "A questa attività, anche centenaria in alcune zone di Italia, ora si sono affiancati i ‘furbetti del web’ - dischiara  Fabio Legnaro, portavoce della categoria pubblici esercizi della Fiepet Confesercenti - imprese abusive della ristorazione che si mascherano da cuochi amatoriali e usano il fenomeno per fare concorrenza sleale, evitando il rispetto delle normative previste".

I NUMERI A PADOVA. Gli home restaurant e social eating, porterebbero - secondo l’Osservatorio Economico di Confesercenti - ad un volume di affari abusivo stimato in 360mila euro all’anno solo nella provincia padovana, "creando una distorsione della concorrenza nel settore - si legge nella nota - dove molti lavorano in assenza di regole minando la stabilità del settore e non garantendo la conservazione degli alimenti e la preparazione degli stessi in condizioni ed ambienti idonei". Si tratta di circa 600 eventi all’anno, con una media di 10 proposte a settimana. I costi variano dai 15 ai 45 euro, ed anche il numero di posti va da due fino ai 30.

"REGOLAMENTARE IL FENOMENO". "La salute dei clienti è a rischio - conclude la nota di Confesercenti - e la tesi che gli home restaurant siano solo 'eventi privati' inizia a fare acqua da tutte le parti. Ci auguriamo che, per il bene di tutti, le Istituzioni si impegnino a regolamentare il fenomeno".

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