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La sede dell'Ilva a Legnaro

La sede dell'Ilva a Legnaro

Ilva, no del gip al dissequestro: a rischio anche i lavoratori di Legnaro

Rigettata la richiesta dall'azienda di sbloccare un miliardo di prodotti destinati alla lavorazione in altri stabilimenti del gruppo, tra cui quello padovano. Oggi il Governo presenterà un emendamento al decreto salva-Taranto per uscire dallo stallo

"Una ricaduta occupazionale su 2.500 addetti circa", tra questi, anche quelli in forze al centro di servizio Ilva padovano, in via Fermi a Legnaro. L'annuncio choc viene dalla stessa azienda, in seguito al rifiuto da parte del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco alla richiesta di dissequestro avanzata dallo stesso gruppo Riva su un milione e 700mila tonnellate di acciaio fermo sulle banchine dell'area portuale dell'Ilva: prodotti finiti e semilavorati che valgono, sul piano commerciale, un miliardo di euro circa, destinati sia alla vendita sia al trasferimento in altri stabilimenti per la lavorazione.

LAVORATORI A CASA. L'azienda ha reagito annunciando conseguenze "drammatiche" sul piano occupazionale ed economico. Da subito, e a cascata per le prossime settimane, "rimarranno senza lavoro circa 1.400 dipendenti", per lo più delle aree Laminazione a freddo, Tubifici e servizi correlati. I 1.400 dipendenti che resteranno senza lavoro si andranno a sommare ai 1.200 già in cassa integrazione per crisi di mercato e per le conseguenze del tornado abbattutosi anche sul Siderurgico tarantino il 28 novembre. Non solo, l'Ilva annuncia anche la fermata a catena di impianti italiani ed esteri, ovvero di "Novi Ligure, Genova Racconigi e Salerno, dell'Hellenic Steel di Salonicco, della Tunisacier di Tunisi e di diversi stabilimenti presenti in Francia". Inoltre si fermeranno "tutti i centri di servizio Ilva, quali Torino, Milano e Padova nonché gli impianti marittimi di Marghera e Genova".

L'EMENDAMENTO RISOLUTIVO. Ma il Governo ha pronto un emendamento "interpretativo" al decreto salva-Taranto per uscire dallo stallo. Lo presenterà questa mattina alla Camera il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, che chiarisce che "la facoltà di commercializzazione dei manufatti da parte dell'Ilva, riguarda anche quelli prodotti prima dell'entrata in vigore del decreto e attualmente sotto sequestro".

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