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Economia

Prodotti agricoli, legno, macchinari: nel primo trimestre +500% di import dall'Ucraina

I motivi di questa impennata risiedono in una molteplicità di fattori: in primis, da effetti speculativi sui prezzi verificatisi anche rispetto ad altri beni sui mercati internazionali a seguito dei “rumors” di un imminente conflitto già nelle settimane precedenti

La guerra in Ucraina, oltre al drammatico impatto sulle popolazioni, sta determinando uno stravolgimento degli equilibri sia in ambito politico che nei rapporti commerciali tra imprese. Gli ultimi dati a disposizione, relativi al primo trimestre 2022, parlano di un export padovano verso la Russia aumentato dell’8% e di un import al +16%, con gli effetti del conflitto e delle sanzioni non ancora visibili. Se le esportazioni verso l’Ucraina crollano al -20,6% invece, spicca un aumento deciso per le importazioni che tra gennaio e marzo aumentano di 5 volte rispetto allo stesso trimestre del 2021, con i prodotti agricoli che fanno segnare un vero e proprio boom.

Russia e Ucraina

Con lo scenario di guerra e delle sanzioni economiche decise dall’UE in continua evoluzione per molti imprenditori non è facile capire come orientarsi e a chi rivolgersi. Per questo CNA Padova organizza un webinar di aggiornamento sulla situazione dell’export in Russia e Ucraina, che si terrà martedì 21 giugno alle 14.30, per capire come è strutturato il quadro delle sanzioni, cosa si può importare o esportare verso la Russia, cosa succede nei rapporti con clienti e fornitori. Insieme a Franco Conzato, direttore generale di VenicePromex, l’Agenzia di Internazionalizzazione della Camera di Commercio del Veneto, si farà il punto sul nuovo scenario sanzionatorio e sulle conseguenze nei rapporti commerciali con la Russia e con l’Ucraina. «La guerra In Ucraina è un terremoto che ci investe proprio quando speravamo in un quadro finalmente più sereno con la lenta uscita dall’emergenza Covid» dichiara Luca Montagnin, presidente di CNA Padova. «Stiamo raccogliendo testimonianze dei nostri imprenditori attivi su quei mercati: chi lavora per il mercato russo, ad esempio, rischia di perdere clienti e di non essere più pagato per prestazioni e opere già effettuate. E si tratta in molti casi di eccellenze artigiane, del meglio del Made in Italy. Il continuo mutare del quadro delle sanzioni non aiuta, per questo CNA insieme a Venicepromex si mette a disposizione delle piccole imprese per aiutarle a muoversi al meglio».

Import-export

Secondo i dati Istat-Coeweb relativi al primo trimestre 2022, elaborati dall’Ufficio Studi di CNA Padova, le tendenze che riguardano l’Ucraina vedono una decisa diminuzione delle esportazioni di prodotti padovani (-20,6%) con un incremento fortissimo delle importazioni, che sono ben 5 volte in più del volume dello scorso anno, determinato in maniera pressoché univoca dal valore dell’import di prodotti agricoli, che passano da un valore quasi trascurabile a poco meno di 9 milioni di euro (l’85% di tutte le importazioni di prodotti agricoli del Veneto dall’Ucraina), portando il Paese da quarantesimo importatore della provincia a nono. I motivi di questa impennata risiedono in una molteplicità di fattori: in primis, da effetti speculativi sui prezzi verificatisi anche rispetto ad altri beni sui mercati internazionali a seguito dei “rumors” di un imminente conflitto già nelle settimane precedenti. Non va dimenticato poi che in provincia di Padova sono localizzati importanti produttori sia di alimenti per animali che di farine, con probabili connessioni con l’est Europa, che hanno incrementato rapidamente le importazioni prima di trovarsi in difficoltà nel reperimento delle materie prima. In ultima battuta, la presenza di un interporto importante e della relativa dogana a Padova può determinare un effetto “inquinante” sui dati, con merci importate che in realtà hanno una destinazione finale in altre province venete. Per quanto riguarda l’interscambio con la Russia non è ancora possibile rilevare le conseguenze delle sanzioni, entrate in vigore verso la fine del 1° trimestre 2022: si nota infatti come l’export padovano verso la Russia sia aumentato dell’8%, più della media del Veneto (+3%), per un valore complessivo di poco inferiore ai 50 milioni di euro e un quasi ritorno ai volumi del 1° trimestre 2020. Anche le importazioni hanno registrato un trend importante (+16%). Per quanto riguarda le esportazioni padovane in Russia, ai primi posti ci sono soprattutto le imprese del settore manifatturiero, quello che sta pagando le conseguenze peggiori dalla crisi. Ai primi posti fra i prodotti più venduti nell’area ci sono infatti macchinari: macchine di impiego generale, per impieghi speciali, per agricoltura e silvicoltura, macchine alimentari, apparecchiature elettriche, strumenti e forniture mediche.

Cna

«Abbiamo tre o quattro clienti russi che continuano a comprare anche se con grande difficoltà e al momento sono riusciti ad anticiparci il 50% dei pagamenti» spiega Guerrino Gastaldi, vicepresidente nazionale di CNA e titolare di Tecnoplastic, azienda produttrice di galleggianti per pompe di Saonara. «In Ucraina, vicino a Leopoli, avevamo un’azienda di proprietà tedesca che ci forniva componenti elettrici e che è stata bombardata. Sono riusciti a tamponare la fornitura grazie ad uno stabilimento in Serbia, ma i problemi si stanno aggravando sempre più». «La situazione è difficile, anche perché continua a cambiare» commenta Giovanni Salvalaggio, vicepresidente di CNA Padova e titolare di Sarp Food Technologies, azienda di San Martino di Lupari. «Attualmente riusciamo a mandare pezzi di ricambio in Russia attraverso Polonia e Bielorussia, con costi di trasporto più alti. Ci sono contratti per la vendita di macchinari a novembre e dicembre, ma non sappiamo se riusciremo a consegnarli. Dall’Ucraina invece ci chiedono macchinari per ripristinare aziende che sono state distrutte dai bombardamenti».

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