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Un saldo di "solo" 42 imprese in meno nel primo trimestre del 2021 nel Padovano

Bertin (Ascom Confcommercio Padova): «La sedazione dell'economia della società ha congelato anche le scelte delle imprese»

Nel primo trimestre di quest’anno, in provincia di Padova, 1.729 iscrizioni di imprese e “solo” 1.771 cessazioni. Per cui un saldo negativo di sole 42 attività. A guardarli così, senza un minimo di analisi, verrebbe quasi da dire che il tessuto economico padovano non è poi messo così male. Se poi però si scende più nello specifico, e si ragiona sui dati ufficiali di Unioncamere – InfoCamere (rilevazione Movimprese) relativi alla natalità e mortalità delle imprese padovane nel I° trimestre 2021, si comprende che la situazione di stallo ha finito per contagiare perfino chi aveva intenzione di chiudere e non l’ha fatto. Ma vediamo di andare con ordine.

I confronti

Il primo trimestre da almeno un decennio a questa parte, è sempre stato caratterizzato da molte più cessazioni che iscrizioni. Una conseguenza “fisiologica” delle cessazioni “reali” avvenute alle fine dell’anno precedente ma formalizzate nelle settimane successive. “Forcelle” anche consistenti se si pensa che, ad esempio, nel 2009, a fronte di 1.972 iscrizioni furono registrate ben 2.445 cessazioni. Un dato rapportabile, a ben guardare, a quello dell’anno scorso quando le iscrizioni furono 1.643 e le cessazioni 2.331. «In quell’anno scontavamo la crisi economica mondiale iniziata l’anno precedente mentre qui eravamo già in presenza della pandemia – commenta il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin – che, comunque avrebbe dovuto proseguire il trend anche nel primo trimestre del 2021». Invece no. Il valore di gran lunga inferiore rispetto alla serie dei primi trimestri degli ultimi dieci anni, tutti sempre chiusi in campo negativo, per cui è ragionevole stimare l’esistenza di quella che Movimprese definisce una “platea nascosta” di imprese che in altre circostanze avrebbero già chiuso i battenti.

Sedazione dell'economia

«Evidentemente – continua Bertin – la sostanziale “sedazione” non solo dell’economia ma dell’intera società ha finito per contagiare anche chi, necessariamente, avrebbe dovuto chiudere i battenti ma non l’ha fatto. In buona sostanza più di qualcuno ha congelato le proprie scelte: chi perché convinto magari che, nonostante tutto, si possa ripartire (e ritengo sia in buona misura ciò che sta caratterizzando il nostro comparto del terziario) e chi, invece, perché non sa esattamente cosa e come fare». Cmplessivamente si tratta di numeri contenuti in un panorama piuttosto importante qual è quello relativo alla provincia di Padova: 95.874 sono infatti le imprese registrate e 86.122 quelle attive con diminuzioni da “zero virgola”, visto che nel primo caso si tratta di un calo dello 0.04% e nel secondo dello 0,05%. «Alle imprese che sono per così dire in “stand by” – conclude il presidente dell’Ascom Confcommercio di Padova – raccomandiamo di non fare passi falsi. L’associazione è a completa disposizione per valutare, con calma e competenza, se ci sono le condizioni per proseguire».

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