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Calano le imprese femminili a Padova e provincia, i dati della Camera di Commercio

Le imprese guidate da donne abbiano registrato da gennaio a settembre 2020  un calo di iscrizioni pari al -23,7%, passando dalle 1.106 dei primi nove mesi del 2019 alle 844 di quest’anno

La crisi economica legata al Covid-19 pesa sulle spalle delle donne che fanno impresa. Un impatto quello della pandemia che a Padova come nel resto d’Italia e del Veneto si manifesta soprattutto nella scarsa possibilità delle donne di mettersi in proprio, come dimostra il fatto che le imprese guidate da donne abbiano registrato da gennaio a settembre 2020  un calo di iscrizioni pari al -23,7%, passando dalle 1.106 dei primi nove mesi del 2019 alle 844 di quest’anno, mentre le cessazioni hanno registrato una flessione meno marcata (-14%), secondo i dati della Camera di Commercio. Al 30 settembre 2020 le imprese femminili attive sul territorio sono 17.705 e rappresentano il 20,5% del totale delle aziende padovane in linea con il dato medio regionale (in Veneto le imprese rosa attive sono 88.181). I settori in cui si concentrano le donne imprenditrici continuano a essere quelli “tradizionali” (commercio, agricoltura, manifatturiero) mentre sono solo 199 quelle che operano nel settore dell’arte, della cultura e dell’intrattenimento, tra i settori maggiormente colpiti dalle misure legate all’emergenza sanitaria, rappresentando l’1,1% di tutte le imprese femminili del territorio padovano. 

L’iniziativa

È quanto emerso, questa mattina, durante la quinta tappa de Il Giro d’Italia delle Donne che fanno impresa dal titolo “Cultura e business ai tempi del Covid-19” organizzata dalla Camera di Commercio di Padova, dal neonato Comitato per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile patavino e, su tutto il territorio nazionale, da Unioncamere. La manifestazione itinerante, giunta alla sua dodicesima edizione e svolta quest’anno in forma virtuale, ha visto la partecipazione di Gian Paolo Manzella, sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, Tiziana Pompei, vicesegretario generale di Unioncamere, Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto, Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio di Padova. La tappa è stata l’occasione per riflettere sulle principali risultanze della quarta edizione del rapporto nazionale “Impresa in genere” appena pubblicato da Unioncamere che rileva come esista un capitale umano che non espleta tutto il suo potenziale; quello legato al mondo della ricerca, perché se la percentuale di donne è praticamente uguale a quella degli uomini tra i dottori di ricerca e assegnisti, con l’avanzare della carriera accademica, a partire dai ricercatori, la presenza femminile diventa minoritaria, e tale divario si amplifica con il salire della qualifica professionale (professore associato e ordinario).

I dati 

Secondo i dati di Infocamere elaborati da Unioncamere Veneto, a fine settembre 2020 le imprese femminili attive nella provincia di Padova sono oltre 17.700, pari al 20,5% del totale, e registrano une leggera flessione rispetto allo stesso periodo del 2019 (-0,5%, ma tengono meglio di quelle maschili -0,8%). Dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, tra aprile e settembre 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata soprattutto per effetto di una marcata caduta della nascita di nuove imprese “rosa” nel secondo trimestre (-35,3%), che si è protratta anche nei tre mesi successivi (-22,1%) determinando una contrazione di iscrizioni di imprese femminili nei primi nove mesi del 2020 di quasi il 24% rispetto allo stesso periodo del 2019. I settori dove si registrano più attività rosa nel terzo trimestre 2020 sono quelli del commercio all’ingrosso e al dettaglio (oltre un quarto delle imprese sono rosa), seguiti dall’agricoltura, silvicultura e pesca, dalle altre attività di servizi, dalle attività manifatturiere, dai servizi di alloggio e ristorazione e dalle attività immobiliari. Anche se ancora fortemente concentrate nei settori più tradizionali, le imprese gestite da donne stanno crescendo, seppure di poco e poco rappresentato, nel settore delle attività artistiche e di intrattenimento (+2,6% rispetto al terzo trimestre del 2019).  

I commenti

«Viviamo in una fase complessa per l’economia del nostro Paese – dice Santocono - Come prima di me hanno affermato, in questi mesi, sociologi ed economisti, il peso di questa ricade soprattutto sulle donne, sulla loro vita lavorativa e familiare. Siamo profondamente convinti che la ripresa socioeconomica del nostro territorio e dell’Italia passi dalle donne e dallo sviluppo del sistema della cultura, dell’arte e della ricerca, come hanno dimostrato gli ospiti di questo road show che orgogliosamente abbiamo ospitato. Perché la presenza delle imprese femminili diventi sempre più rilevante e per favorire la nascita di nuova imprenditorialità rosa, abbiamo istituito il Comitato per l’imprenditoria femminile impegnato nel portare avanti azioni concrete in favore delle imprese guidate da donne della nostra provincia e per esse, come per tutte le aziende, abbiamo messo in campo importanti misure di sostegno, da quelle economiche e formative a quelle psicologiche».

«I Comitati come quello che ho l’onore di rappresentare - afferma Elena Morello, presidente del CIF di Padova - in accordo con quanto previsto anche dal disegno della nuova legge di bilancio, hanno il prezioso compito di sensibilizzare all'imprenditoria femminile già a partire dal mondo della scuola, luogo istituzionalmente deputato alla cultura. Questo approccio è oggi più che mai in linea con la valorizzazione di un settore che forse, per retaggi del passato, fatica  ancora ad essere percepito come un business. Insieme al mondo della scuola, come comitato, intendiamo puntare sulla formazione delle giovani, incoraggiandole ed aiutandole a credere e a realizzare i propri sogni nella consapevolezza che la passione è sempre il motore propulsore per qualsiasi attività imprenditoriale».

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