Inasprimento delle rendite finanziarie sulle casse di previdenza dei professionisti: un danno al futuro dei giovani professionisti

La notizia che una delle fonti di reperimento di risorse della manovra economica 2015 è l’inasprimento della tassazione sulle rendite finanziarie delle casse dei professionisti, con passaggio dell’aliquota dal 20% al 26%, è per i giovani professionisti fonte di grande preoccupazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

Le casse dei professionisti, come tutto il panorama della previdenza italiana, soffrono di un problema di equità intergenerazionale e di privilegi acquisiti (ci siamo sempre rifiutati di chiamarli diritti), tale da aver tracciato un solco tra generazioni mal digeribile.

I sistemi contributivi, come noto, possono restituire una rendita pensionistica capace di far fronte alla vecchiaia, ma non potranno mai consentire di ottenere un reddito sostitutivo di quello dell'età attiva. L'unica leva che può rendere una pensione calcolata con il metodo contributivo sufficiente allo scopo è l'accumulo, anno per anno, delle rendite sul capitale risparmiato. Una così aspra tassazione su tali rendite, con l'aggravio nelle casse dei professionisti della piena tassazione della pensione e, quindi, di una duplicazione di tassazione, comporta un gravissimo vulnus, tale da vanificare in buona parte lo sforzo e i sacrifici fatti per accumulare il montante necessario per una pensione che garantisca una serena vecchiaia.

Le giovani generazioni, proprio per l'iniquità di cui sono destinatari in tutti i campi, non solo quello pensionistico, dovrebbero godere di sgravi fiscali, piuttosto che di aggravi.

«È necessario un "patto intergenerazionale" - Osserva Davide Iafelice, presidente dell'Unione Giovani Dottori Commercialisti Esperti Contabili di Padova - con il quale gli attuali pensionati ed i prossimi, certifichino i privilegi di cui hanno beneficiato in termini pensionistici, e considerino le difficili e misere prospettive dei giovani professionisti che operano in un contesto di mercato che oggi certamente non consente di accumulare le risorse per integrare il deficit pensionistico.»

Sappiamo che la coperta è corta e non ci piacciono tutti coloro che non sono in grado di accettare il minimo sacrificio, ben sapendo di essere destinatari di privilegi che una scellerata politica ha garantito ad alcune generazioni e ad alcuni ambiti protetti, ma la previdenza dei giovani professionisti sarà una previdenza sicuramente povera: fino alla povertà ci arriviamo, gradiremmo evitare la miseria!

Continueremo a far sentire alta la nostra voce e costruttivamente offriamo il nostro contributo per ragionare tutti insieme per una previdenza più equa per tutti sia nel sistema pubblico che privato. I sistemi pensionistici vivono oggi un delicato equilibrio tra equità e sostenibilità. Evitiamo di aggravare con dannose forme di tassazione equilibri possibili, ma complicati.

Questa tassazione aggrava l'iniquità in danno delle giovani generazioni, prima ancora che appesantire gli equilibri finanziari della casse di previdenza, proprio perché mina alle fondamenta i sistemi contributivi che caratterizzano le pensioni delle giovani generazioni.

Invocare i principi costituzionali per difendere l'iniquità è un insulto alla nostra bella costituzione, noi siamo convinti che i principi di uguaglianza in essa contenuti siano già chiari sul fatto che alcune generazioni non possono godere di benefici in danno di altre, ma se così fosse allora forse è venuto il momento di cambiarla.

Non aggraviamo i sistemi previdenziali, sosteniamoli! Ne va del futuro del Paese!

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