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Lo stabilimento Italcementi di Monselice

Lo stabilimento Italcementi di Monselice

Italcementi: lo stop alla produzione nello stabilimento di Monselice

La società ha annunciato il piano di riorganizzazione nazionale che per la sede padovana, dove il progetto di revamping è stato abbandonato, si tradurrà nel blocco della produzione di clinker, mantenendo solo la macinazione e spedizione

Dal progetto di revamping allo stop alla produzione. Così si può riassumere la parabola tracciata nell'arco di quest'anno da Italcementi per lo stabilimento di Monselice. Il revamping è stato abbandonato durante il braccio di ferro giudiziario contro gli ambientalisti, facendo dirottare su un altro stabilimento, nel bresciano, l'investimento di milioni di euro per potenziare ed ammodernare l'impianto. Il secondo, il blocco della produzione a partire dal prossimo gennaio, è stato annunciato ieri dalla stessa società, nell'ambito della presentazione del "Progetto 2015", un piano di "riorganizzazione e rafforzamento" delle proprie attività in Italia a fronte della crisi registrata dal comparto.

REVAMPING DI ITALCEMENTI: LA CRONISTORIA

MONSELICE IN CODA. Le 14 cementerie di Italcementi sono state suddivise in gruppi con connotazioni strategiche differenti. Il primo gruppo – che comprende gli impianti di Calusco, Rezzato (dove si farà il revamping al posto di Monselice), Colleferro,  Samatzai, Matera ed Isola delle Femmine – rappresenta la fascia di eccellenza industriale e ambientale e formerà l’ossatura portante della capacità produttiva in Italia. Un secondo  gruppo di cementerie (Sarche, Guardiaregia, Scafa, Castrovillari e Salerno) nel prossimo  biennio opererà a ciclo continuo con flessibilità nelle fasi in cui il mercato richiederà questa capacità produttiva aggiuntiva, mentre la produzione di clinker a Monselice, Broni  e Trieste sarà fermata, mantenendo impianti l’attività di macinazione e spedizione.

LO SPETTRO DEI LICENZIAMENTI. Una pessima notizia per i lavoratori. Il "Progetto 2015" prevede il ricorso alla cigs per massimo 665 dipendenti su un totale di circa 2500 occupati complessivi e, al termine del periodo di cigs, in mancanza di segnali concreti di miglioramento del quadro congiunturale, circa la metà delle sospensioni temporanee saranno trasformate in strutturali, anche con il ricorso alla mobilità". Quindi poi scatteranno potrebbero scattare i licenziamenti per circa 330 persone.

UNO SPIRAGLIO APERTO SU MONSELICE. "Tutte le considerazioni sul futuro dell’impianto di Monselice – afferma il portavoce di Italcementi - sono subordinate, oltre che all’attuale congiuntura di mercato, anche allo scenario che si verrà a creare con la decisione ancora pendente presso il Consiglio di Stato. Stante l’attuale situazione, con un iter approvativo bloccato, il destino dell’impianto sarebbe quello di essere trasformato in un centro di macinazione. In uno scenario differente, dopo una sentenza positiva, l’azienda potrà trarre le sue valutazioni basandosi su tre aspetti: l’andamento del mercato dei materiali per le costruzioni; l’opportunità di finanziare in modo sostenibile l’intervento; la possibilità di un dialogo costruttivo tra il territorio e l’impianto. Sarà l’insieme di questi elementi a determinare la decisione dell’azienda sul futuro dell’impianto di Monselice".

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