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Lavoro: a Padova, dopo la maternità, si dimettono almeno 450 donne

E' la denuncia di CGIL, CISL e UIL che rilevano un altro grave problema del mondo lavorativo, soprattutto femminile: le dimissioni in bianco. Oggi iniziative in tutta Italia per chiedere il reinserimento della legge che fermi questi abusi

Si chiamano dimissioni in bianco e sono una piaga lavorativa purtroppo diffusa in Italia e nel Veneto: 2 milioni i lavoratori coinvolti secondo i sindacati di CGIL, CISL e UIL.

COSA SONO. Le dimissioni in bianco altro non sono che la lettera di dimissioni firmata all’atto di assunzione, senza una data precisa, che può essere utilizzata dal datore di lavoro quando meglio crede. E fatalità accade sempre in caso di prolungata malattia, di incidente, addirittura di matrimonio e soprattutto di maternità.

FENOMENO FEMMINILE. Un sopruso che colpisce soprattutto le donne (il 60% dei casi) e che non può essere evitato, dato il precariato di oggi. Ma quello delle dimissioni in bianco è solo uno degli abusi del mondo del lavoro odierno: basti pensare all’abbandono dei posti di lavoro da parte delle donne dopo la maternità.

MATERNITA’. Solo a Padova 450 le dimissioni dichiarate, in Veneto ben 2.600. Una situazione, frutto, come denunciano i sindacati, di una gestione del lavoro materialista che non tiene conto della dimensione sociale della parola “impiego” e che non mette in condizione la donna di vivere serenamente anche il mestiere di “mamma”.

INIZIATIVE E LEGGE. Per denunciare questa situazione e per chiedere al Ministro del lavoro che venga almeno reintrodotta la legge per combattere le dimissioni in bianco (188/2007), i sindacati (soprattutto la sezione del coordinamento donne) si uniranno oggi alle iniziative di mobilità, che seguono a un lavoro continuo e costante, affinchè vengano eliminate “pratiche medievali e illiberali”.
 

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