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Giovedì, 7 Luglio 2022
Economia

"Le nuove regole del gioco": oltre 14mila le aziende interessate in Veneto nel 2018

Una platea di più di 100 imprenditori ha partecipato all’incontro “Competere & crescere, le regole del gioco 2018”, organizzato da Confapi Padova. Jonhatan Morello Ritter: "Creeremo l'Accademia delle Pmi"

Una platea di più di 100 imprenditori ha partecipato all’incontro “Competere & crescere, le regole del gioco 2018”, organizzato da Confapi Padova - attraverso la sua divisione di finanza agevolata e credito Confapi Credit - a Villa Italia. Una partecipazione ampia e attenta, segno di quanto il tema sia sentito nel territorio e di come gli imprenditori avvertano la necessità di arrivare pronti a quello che Guglielmo Belardi (Medio Credito Centrale Spa), tra i relatori, ha definito «una svolta epocale», vale a dire la riforma del Fondo di garanzia. Al centro del convegno c’era infatti la presentazione degli strumenti a disposizione per sostenere l’accesso al credito e la competitività delle aziende, alla luce dei cambiamenti in atto, tra cui quello relativo al nuovo ruolo di Veneto Sviluppo nel mercato dei capitali. Qualche dato rende l’idea della portata della rivoluzione in atto: sono state 14.033 le domande accolte dal Fondo di garanzia nel solo 2017 in Veneto (2.574 quelle padovane), per un totale di 2.310,16 miliardi di finanziamenti accordati in regione (461,28 milioni destinati alle imprese padovane).

"Fare impresa oggi"

«Per fare imprese servono idee e coraggio, ma anche risorse. Se i soldi depositati non vengono impiegati, noi stiamo disperdendo talenti, come nella parabola del Vangelo. Molto spesso le banche locali hanno dimenticato quale fosse la loro funzione originaria, agendo come portatori di interessi privati non del tutto trasparenti: nel Veneto, a riguardo, abbiamo avuto esempi drammatici. E così a un certo punto lo Stato è stato costretto a prendersi a suo carico tutte le garanzie», ha sottolineato il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio nel suo intervento di apertura. «Adesso finalmente le cose sono cambiate. Non funzionava né la discrezionalità eccessiva né l’applicazione sterile di tabelle, servivano strumenti nuovi e un meccanismo in virtù del quale l’erogazione dei fondi viene fatta con cognizione di causa attraverso l’analisi approfondita di ogni singola situazione, valutando se e quando investire». Per fare chiarezza sul tema, Confapi Credit - che, nel solo 2017, ha curato l’ottenimento di oltre 2,5 milioni di euro di agevolazioni per le imprese del territorio - ha chiamato a raccolta gli stessi protagonisti, a partire da Paolo Pesce (Ministero Sviluppo Economico), che ha parlato del ruolo di Industria 4.0 e degli strumenti per le PMI strutturali e a bando, Gianmarco Russo (Veneto Sviluppo Spa) sul tema dei fondi regionali a sostegno dell’imprenditoria veneta, Alberto Turchetto (SACE CDP Spa), intervenuto sulle opportunità per l’internazionalizzazione, Sara de Filippis (Barzanò e Zanardo Spa), che ha affrontato la tutela della proprietà intellettuale, per arrivare a Guglielmo Belardi (Medio Credito Centrale Spa), che ha delineato nello specifico la riforma del Fondo di garanzia e l’accesso al credito per le PMI, e a Fabio Cutrera (Confapifidi), sul ruolo del consorzio per il credito bancario nelle PMI.

Come funziona

«Il Fondo di garanzia ha una responsabilità enorme, perché il cambiamento introdotto dal decreto ministeriale del Mise del 6 marzo 2017 rende poco interessante finanziare aziende che sono escluse dall’algoritmo su cui si basa», ha rimarcato Cutrera, direttore di Confapifidi, il Confidi emanazione del sistema associativo che, in qualità di intermediario finanziario vigilato da Banca d’Italia e accreditato dal Fondo di garanzia a certificare il merito di credito, può ampliare le possibilità di accesso al credito con le Banche convenzionate. «Entreranno in considerazione anche parametri degli ultimi 6 mesi come l’utilizzato e l’accordato degli affidamenti a breve termine e le indicazioni di sconfino, anche tecnico, sull’utilizzo degli affidamenti e dei finanziamenti rateali. Ora, è vero che con la riforma si amplia la platea di imprese potenzialmente coinvolte, ma se si resta fuori dai suoi parametri sono dolori. Cito un nostro test interno: su 6 aziende in fascia 1 con gli attuali parametri, due su 6 ce le siamo trovati in fascia 5 applicando il nuovo sistema di valutazione. Una di queste ha 6 milioni di fatturato ma ha un ciclo monetario lungo - in sostanza viene pagata in ritardo - e questo fa sì che abbia 2,7 milioni di affidamento commerciale a breve termine: ce la siamo ritrovata, appunto, declassata in fascia 5. È un caso limite, ma di fatto quell’azienda non sarà più garantibile. Per cui agli imprenditori raccomando: fate in modo di rientrare nei parametri. Non è di mia competenza ricordarlo, ma Confapi Credit è in grado di effettuare le simulazioni per capire se l’impresa potrà essere ammissibile. E il ruolo dei consorzi fidi, quale sarà allora? Sarà quello di smussare certe rigidità. Il sistema di accesso alla garanzia è pressoché automatico, basato anche sui dati degli ultimi due bilanci approvati, e quindi su dati anche di due anni e mezzo prima. È un sistema valido ma che, come tutti i sistemi automatici presenta delle rigidità. Ed è qui che intervengono i Confidi, appunto smussando queste rigidità relative alla classificazione delle imprese. E questo perché il Confidi è “fatto” da imprenditori, è presente direttamente sul territorio, valuta caso per caso, discute con l’imprenditore per cercare di capire cosa è successo, cosa potrà accadere, raccoglie informazioni e a quel punto, se è il caso, garantisce. Non solo, i confidi potranno utilizzare sui finanziamenti sino a 120 mila euro senza passare dal rischio del “rating” previsto dalla riforma del Fondo di garanzia, le operazioni dette “a rischio tripartito”. E, per le aziende costituite da meno di tre anni i confidi rimangono l’unica possibilità di accesso alle garanzie».

Le parole di Morello

A chiudere i lavori è stato Jonathan Morello Ritter, Presidente nazionale Giovani Imprenditori Confapi: «Le risorse messe a disposizione dalle istituzioni sono enormi, ma spesso non sono raggiungibili. La crescente complessità gestionale delle imprese, orientate sempre più verso la conquista dei mercati internazionali, pone l’imprenditore e i suoi collaboratori di fronte alla necessità di affrancarsi dal lavoro quotidiano del fare e del produrre e concentrarsi in misura crescente sulla gestione economico finanziaria dell’azienda e del marketing del prodotto/servizio realizzato attraverso anche la valorizzazione delle proprietà industriali. Ecco perché il primo punto del mio programma alla guida dei Giovani Imprenditori sarà la creazione dell’Accademia delle Pmi, progetto formativo attraverso la quale vogliamo rafforzare la cultura manageriale nelle imprese. Un passo indispensabile».

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