A oltre un anno e mezzo dalla scadenza: rinnovato il Contratto Nazionale Legno Arredo

Saranno almeno un centinaio le industrie che adotteranno il nuovo contratto nella provincia padovana, mentre il numero di dipendenti coinvolti si aggira intorno alle 2.300 unità

Dopo oltre 20 incontri, due rotture delle trattative, uno sciopero il 21 febbraio scorso con manifestazione regionale a Treviso, la minaccia di 16 ore di sciopero proclamate per ottobre e novembre e la mobilitazione in tutte le aziende del settore (iniziative ora revocate dai sindacati), Federlegno ha deciso finalmente di dare il suo ok al rinnovo del Contratto Nazionale Legno Arredo dopo più di un anno e mezzo dalla sua scadenza.

Rinnovo

«Non è stata per niente una trattativa facile - dicono Dario Verdicchio della Fillea Cgil di Padova, Giorgio Roman della Filca Cisl Padova e Rovigo e Gino Gregnanin della Feneal Uil Area Vasta Veneto - ma alla fine siamo riusciti a giungere positivamente al termine di questa complicata trattativa. Vogliamo ricordare che il contratto interessa 150mila addetti sull'intero territorio nazionale e sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022. Anche se nella nostra provincia prevale l’azienda artigiana per numero di imprese e di addetti, sono parecchi i lavoratori (con una media di circa 20 per azienda) del settore industriale del legno nel nostro territorio ad essere interessati dal rinnovo di questo contratto nazionale. Un settore, quello del legno, molto variegato e che non riguarda solo la filiera del mobile e dell’arredo. Infatti il rinnovo di questo CCNL interessa realtà come la Lago di Villa del Conte nell’ambito dell’arredo per la casa e la Gibus di Saccolongo con la produzione di tende da sole, entrambe con circa 200 addetti; la Cima di Limena, che impiega un centinaio di lavoratori nella produzione di compensati; il formificio per calzature Italo Forme di Este e la cooperativa D&C di Vigodarzere, che produce stampi per le fonderie».

2.300 dipendenti

«Ecco perché - proseguono Verdicchio, Roman e Gregnanin  - saranno almeno un centinaio le industrie che adotteranno il nuovo contratto nella provincia padovana. Il numero di dipendenti coinvolti, grosso modo, si aggira intorno alla cifra di 2.300 unità, poco più, poco meno. Grazie alla loro mobilitazione siamo riusciti ad ottenere quel che rivendicavamo: aumenti salariali superiori all'inflazione (già dalla prossima busta paga), maggiori riconoscimenti e garanzie per la loro flessibilità, maggiori diritti e tutele, più formazione e impegno in tema di salute e sicurezza. Crediamo che in queste condizioni fosse difficile ottenere di più. Ogni rinnovo costituisce un buon risultato per almeno due motivi e questi valgono anche per le imprese: da un lato è un'operazione che ridistribuisce la ricchezza, aggiunge risorse al mercato interno, aumenta la capacità di spesa dei lavoratori e questo torna a vantaggio dell’economia in generale. In secondo luogo, il necessario aumento del salario induce le imprese nella competizione del mercato a percorrere la via virtuosa degli investimenti e della qualità dei prodotti, piuttosto che quella della riduzione del costo del lavoro. Con evidente beneficio di tutti».

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