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Economia Limena

Limena, demansionata dopo la maternità: lavoratrice reintegrata

La nota azienda della grande distribuzione per cui lavorava l'aveva trasferita a Piazzola e declassata: da impiegata di 3° livello a cassiera e addetta alle pulizie. Il riscatto tramite l'aiuto della "consigliera di Parità"

Da impiegata amministrativa di terzo livello a cassiera e addetta alle pulizie, questa la parabola discendente toccata a una lavoratrice di Limena di una nota azienda della grande distribuzione dopo il rientro dalla maternità. Un trasferimento e un demansionamento che giustamente non è andato giù alla donna, rivoltasi alla consigliera provinciale per la Parità, l’avvocato Michela Mainardi, che la ha assistita nella presentazione di un ricorso in Tribunale tramite l’avvocato Barbara Borin. Nei giorni scorsi è arrivata la conciliazione: la ditta ha reintegrato la lavoratrice con le medesime mansioni all’ufficio amministrativo e commerciale nel quale prestava servizio prima della maternità.

IL DEMANSIONAMENTO E IL RISCATTO. Il caso della signora di Limena è emblematico: fino a ottobre 2009 ha lavorato come impiegata di terzo livello grazie anche a una promozione ottenuta pochi mesi prima. Al rientro della maternità, durata da ottobre 2009 a novembre 2010, si è materializzata invece un’amara sorpresa: quella di vedersi trasferire dalla sede centrale dell’azienda a un punto vendita di Piazzola sul Brenta con mansioni di cassiera e addetta alle pulizie. La conciliazione ha permesso alla giovane mamma di ottenere anche il rimborso delle spese legali e il risarcimento di un danno esistenziale quantificato in € 200 per ogni mese di lavoro sottoposto a demansionamento (4.800 euro totali).

LA CONSIGLIERA DI PARITÀ: LE ISPEZIONI PARTONO ANCHE DOPO UNA SEMPLICE MAIL

LA CRISI NON AIUTA. “Ancora una volta siamo di fronte a casi tipici di donne che subiscono discriminazioni al rientro dal congedo di maternità – ha spiegato l’avvocato Mainardi – Con la crisi in atto, le lavoratrici sono maggiormente penalizzate e discriminate rispetto ai colleghi uomini, ma da tempo abbiamo concentrato il nostro monitoraggio sulla violazione delle pari opportunità grazie anche a un protocollo d’intesa con la Direzione provinciale del lavoro. La legge è chiaramente dalla parte delle lavoratrici madri. Del resto è ormai comprovato che sia come dipendenti che come libere professioniste, le donne con figli riescono a conciliare la famiglia e il lavoro senza minimamente intaccare i risultati richiesti dalla loro professione”.

LA CONSIGLIERA DI PARITÀ. La Consigliera di Parità è una figura istituzionale di garanzia e vigilanza prevista dalla legge per promuovere la parità uomo-donna nel lavoro e rimuovere i trattamenti discriminatori di genere. La tutela è affidata alle Province con decreto legislativo 196 del 2000. L’ufficio della Consigliera provinciale di Parità si trova nella sede del Settore Lavoro e Formazione della Provincia in piazza Bardella 12. Il servizio è gratuito e aperto ai cittadini del territorio padovano. Si riceve su appuntamento. Tel 049-8201029, fax 049-8201030, email consigliera.parita@provincia.padova.it

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