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Massimo Finco

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Made in Padova, l'export fa bingo: gli Usa (+14,9%) e la Cina (+15,8) spingono al record

Nei nuovi mercati il 40,2% dell'export. Massimo Finco, presidente di Confindustria Padova dichiara: "Protezionismo forte rischio, la politica difenda il libero mercato"

Vocazione globale e balzo da “gazzella”. È l’export il petrolio del made in Padova che alimenta i primi segnali di ripresa. Il 2016 è stato un anno record per l’export padovano che realizza il miglior risultato di sempre. Una crescita su base annua del 4,2% che distanzia il Veneto (+1,3%) e l’Italia (+1,2%) e stampa il record di commesse estere che supera per la prima volta i 9 miliardi di euro (9,12 miliardi) e si traduce per le aziende in 367 milioni di commesse in più.

MOTORE CINA E USA. Il balzo nei mercati extra-Ue, lo scatto a doppia cifra di Stati Uniti, Cina, India, il ritrovato segno positivo della Russia (dopo il crollo per sanzioni e crisi), confermano un’industria tonica e reattiva nell’intercettare la domanda mondiale, ma agitata dai venti di protezionismo. Determinante per il risultato è anzitutto la performance degli Stati Uniti, terzo paese di importazione dei beni made in Padova (dopo Germania e Francia), vero Eldorado per dinamica e volumi. Uno scatto del 14,9% nel 2016 (Veneto +3,7%, Italia +2,6%) che in valore assoluto vuol dire 706,4 milioni di commesse. Risultato ancora più eclatante se si risale al principio della crisi: dal picco negativo nel 2009, in sette anni il valore delle vendite padovane negli Usa è quasi triplicato (+173,8%): da 258 a 706 milioni. A guidare la corsa è la metalmeccanica, ottime performance (ma volumi più contenuti) per sistema moda e agroalimentare. Nel 2016 la riscossa del made in Padova riguarda i principali mercati extra-Ue (eccetto il Brasile). Ancora migliore degli Usa, ma con volumi inferiori (177 milioni) è la performance della Cina: un +15,8% che riporta la variazione in terreno positivo (-6,2% nel 2015). Aumenta del 27,5% l’export in India. Ma la novità principale è il ritrovato segno positivo della Russia, con una crescita del 4,4% a dispetto di sanzioni e crisi, dopo la caduta nel 2015 (-40,4%).

VALORE XPORT. La proiezione internazionale dell’industria padovana trova conferme nel lungo periodo. Negli ultimi dieci anni (2005-2016) la crescita più rilevante è avvenuta nei nuovi mercati, la cui quota aumenta di 5,4 punti: dal 34,8 al 40,2% delle esportazioni provinciali. Dove per nuovi mercati si intendono tutti i Paesi del mondo ad eccezione delle economie di più antica industrializzazione, e cioè Ue a 15, Stati Uniti, Svizzera, Norvegia, Canada, Australia e Giappone. Il valore complessivo dell’export padovano nel periodo è cresciuto del 44,2%. Ma se i mercati tradizionali segnano un +32,2%, i nuovi mercati stampano un +66,7%, a un ritmo medio annuo del 5,4%. Merito di qualità e capacità imprenditoriali. Ma anche del crollo dei consumi interni, che ha spinto a cercare nuovi sbocchi oltre confine.

NUOVE ROTTE. Tra le nuove rotte, spiccano Polonia con un aumento medio annuo dell’export del 10,1%, Cina (+10,4%), India (+10,1), Russia (+5,5), Turchia (+8,2%). Anche se le quote relative restano contenute. I mercati tradizionali sono ancora gli sbocchi di riferimento del made in Padova: oltre 5,4 miliardi nel 2016 e una crescita media annua del 3,3%. Ma la quota complessiva è scesa dal 65,2 al 59,8%. Germania e Francia assorbono da sole il 23,8% delle esportazioni. «Allargare i confini, essere presenti nei mercati, attrarre investimenti, è questa la sfida. La ripresa globale oggi dà segni di vivacità, ma il diffondersi del protezionismo è un forte rischio - dichiara Massimo Finco, presidente di Confindustria Padova -. Di fronte a tendenze protezioniste senza precedenti, come i dazi annunciati dall’amministrazione Trump, abbiamo il dovere di difendere i principi del libero mercato, in un quadro di regole paritarie e condivise, e di spiegare che da una “guerra commerciale” avrebbero tutti da perdere. Oggi c’è fame di Italia nel mondo e ce ne sarà sempre di più. Come aziende dobbiamo essere pronti a intercettare questa domanda, non stancarci di puntare sulla qualità che è anche la miglior risposta ai dazi, sapendo però che esportare prodotti non basta più, dobbiamo presidiare i mercati con un mix di prodotti e servizi, stare vicini al mercato e al consumatore. Ma anche cambiare un Sistema Paese che non dà e invece toglie competitività alle aziende. Pretendere dalla politica e dalla diplomazia economica, italiana e Ue, un’azione compatta e decisa sul diffondersi del protezionismo, la fine immediata delle sanzioni alla Russia che penalizzano fortemente le nostre filiere produttive, la difesa e la valorizzazione del made in Italy. La formula vincente del made in Italy che mette insieme l’esportazione dei nostri prodotti-servizi e l’affermazione nel mondo di tecnologie, materie prime, approccio ai mercati, stile di vita italiani chiede al sistema pubblico un sostegno più strutturato ed incisivo, anche focalizzando la rete di ambasciate e consolati nella priorità della promozione economica».

MADE IN PADOVA: 15,7% DELL’EXPORT VENETO, 2,2% DELL’ITALIA. Considerando le prime 20 province italiane per valore assoluto dell’export, Padova si conferma al 14° posto con il 2,2% del totale nazionale (e il 15,7% del totale veneto). Il 55,3% dell’export padovano è costituito da prodotti metalmeccanici (5 miliardi). Seguono i prodotti della chimica-gomma plastica (974 milioni, 10,7%), del sistema moda (955 milioni, 10,5%) e dell’agroalimentare.

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